EMERGENZA?

14 Ott 2013

 

di Ciro Spagnulo

 

“Centinaia di bare sono un’immagine che non dimenticherò'”, ha osservato il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, nel corso della sua visita a Lampedusa in compagnia del presidente del Consiglio Enrico Letta, del ministro dell’Interno Angelino Alfano e della commissaria europea agli Affari interni, Cecilia Malmstrom. E dopo essersi detto “scioccato profondamente” ha aggiunto che l’Europa deve fare di più per affrontare “l’emergenza”.

Ma è dalla fine degli anni 80 che la strage prosegue. Da allora la stampa internazionale ha contato 20 mila morti lungo le frontiere europee, alle quali vanno aggiunte quelle di cui nessuno sa perché, ad esempio, non sempre si ha notizia dei naufragi.

Come si può, dunque, parlare di “emergenza” senza vergognarsene?

Meglio ha fatto Letta a chiedere scusa per le inefficienze italiane che dall’inizio degli anni 90 hanno contribuito, con quelle europee, a fare migliaia di morti lungo le nostre frontiere.

“L’Italia vuole esprimere parole di scusa per le sue inadempienze davanti a questi drammi e si impegna a compiere azioni concrete”, ha detto Letta, e ci auguriamo che davvero questa volta non rimanga solo lo sgomento come è accaduto per tutte le tragedie precedenti, ma seguano azioni concrete per garantire un viaggio sicuro a chi non può fare altro che fuggire dal proprio paese.

Quali debbano essere queste azioni concrete lo ripetono da anni associazioni, movimenti, sindacati e forze politiche sensibili al tema dei profughi e così sono sintetizzate in un recente appello che anche la Cgil ha firmato: “L’Europa cambi profondamente la sua politica di controllo delle frontiere, di gestione delle crisi umanitarie, la sua politica comune in materia di diritto d’asilo: convertendo le operazioni di pattugliamento in operazioni volte al soccorso delle imbarcazioni, gestendo in maniera condivisa le domande di protezione superando le gabbie del regolamento Dublino, aprendo canali umanitari che permettano di presentare le richieste di protezione direttamente alle istituzioni europee presenti nei Paesi Terzi per ottenere un permesso di ingresso nell’Unione, dove le domande vengano esaminate con le medesime garanzie previste dall’attuale normativa europea, senza per questo affievolire in alcun modo il diritto di accesso diretto al Vecchio continente e gli obblighi degli Stati Membri”.

Solo mettendo in atto misure coraggiose il Mediterraneo smetterà di essere simbolo di vergogna e tornerà ad essere simbolo di civiltà, di umanità, luogo di contaminazione tra culture.

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