ESTERNALIZZAZIONE NIDI: IL COMUNE DI MODENA SOSPENDA IL PERCORSO E APRA UN CONFRONTO VERO CON IL SINDACATO. INNOVARE NON VUOL DIRE PRIVATIZZARE.

10 Mag 2020 cgil modena, esternalizzazione, fp, nidi d'infanzia,

Dopo le dichiarazioni del sindaco di Modena Giancarlo Muzzarelli apparse sugli organi di stampa, è ormai chiara la scelta del Comune di procedere all’esternalizzazione di due nidi, attualmente gestiti direttamente dall’ente locale.
Questa decisione, che dovrà vedere il passaggio in giunta e in consiglio comunale, e soprattutto le argomentazioni politiche utilizzate a suo sostegno, ci lasciano spaesati.

Come Camera del Lavoro di Modena abbiamo sempre affermato in queste settimane la nostra contrarietà a questo percorso, perché la tenuta e l’innovazione di un sistema pubblico non può essere sinonimo di precarizzazione, di riduzione delle retribuzioni e dei diritti di quelle stesse persone che con la loro attività lavorativa garantiscono giorno dopo giorno la qualità dei servizi.
Abbiamo sempre espresso la nostra contrarietà anche per un altro motivo: ci pare anacronistico ancor più in questa fase sponsorizzare un modello di progresso sociale che si basi su un assioma, vale a dire che il pubblico è in grado di innovarsi solo attraverso privatizzazioni. Non è così, e non può esserlo. Se c’è qualcosa che l’emergenza sanitaria in corso ci ha insegnato, è proprio la necessità di rilanciare gli investimenti nel sistema pubblico, ossia utilizzare i soldi dei contribuenti per rafforzare la gestione diretta dei servizi, la loro universalità e la loro estraneità a pure logiche di mercato.

Ma a queste motivazioni, ora si aggiungono altri due elementi. Se è vero quanto afferma il sindaco, cioè che l’emergenza Covid abbia accelerato delle riflessioni già in essere, allora non si capisce quale possa essere la coerenza rispetto al programma elettorale presentato in occasione delle ultime elezioni amministrative. Perché di certo non può essere la scia dell’emergenza Covid a giustificare sperimentazioni di così grande impatto; se, invece, si tratta di riflessioni che hanno radici più profonde, allora si rischia di creare confusione rispetto a quanto proposto all’opinione pubblica.

Inoltre, e dispiace sottolinearlo, le organizzazioni sindacali hanno da poco sottoscritto (17 aprile 2020) un importante accordo con il Comune di Modena proprio dedicato alla definizione dei temi che in questa fase devono prevedere un confronto permanente tra ente e sindacati. Tra questi temi c’è la preservazione del sistema di welfare integrato, il suo sviluppo, la sua innovazione, il mantenimento della sua qualità. Purtroppo questo confronto, con queste caratteristiche, non è avvenuto, e questo solleva inevitabilmente interrogativi sull’efficacia dello stesso.

Come Camera del Lavoro di Modena abbiamo idee, proposte e la voglia di metterle al servizio del Comune e dei cittadini: però esiste un punto per noi imprescindibile. I servizi pubblici sono tali se restano quantitativamente e qualitativamente a gestione diretta. Se non fosse così, si rischierebbe di immaginare un lento e costante smembramento degli enti locali, della loro capacità di produrre efficaci e concrete politiche sul territorio: mai come oggi abbiamo davanti agli occhi quale sia la differenza tra un sistema di welfare e servizi veramente pubblico, seppur integrato, e un sistema privato. Per tutte queste ragioni chiediamo che si sospenda il percorso, si fermi la macchina e si apra subito un confronto sul modello 0-6 e sulle condizioni contrattuali dei lavoratori, proprio come prevede l’accordo del 17 aprile.

 

Modena, 10/5/20

 

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