GRANDE PREOCCUPAZIONE DEI SINDACATI CONFEDERALI REGIONALI DELLA SCUOLA PER LA TENUTA DEL SISTEMA PUBBLICO DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

26 Mag 2018 centri formazione professionale, esuberi, flc, licenziamenti, occupazione, regione emilia romagna,

Le OO.SS. FLC CGIL ER, CISL Scuola ER, Federazione UIL Scuola Rua Bologna/Emilia Romagna lanciano un grido di allarme per la sostenibilità e la salvaguardia degli 8 centri pubblici di formazione professionale della regione Emilia Romagna.

Dopo vari incontri con l’Associazione regionale dei centri pubblici (ARIFEL) che per primi hanno lanciato l’allarme sull’intenzione della regione di non finanziare, attraverso la Legge 5/2001 il sistema pubblico della formazione professionale, fin dallo scorso mese di ottobre, le OO.SS. hanno scritto al Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e agli Assessori Bianchi (Istruzione e Forrmazione professionale) e Petitti (Bilancio), per chiedere spiegazioni sull’intenzione della Regione Emilia Romagna di “… attivare la revisione entro il 31/12/2017…” della Legge 5/2001, così come previsto nella legge di assestamento di bilancio, approvata nel giugno scorso all’insaputa di tutti.
Quanto adottato, se non rivisto, porterà nel breve periodo al collasso dei centri pubblici.
I centri pubblici, le cui funzioni, per delega della Regione, sono in capo ai Comuni (che sono proprietari delle quote degli enti), sono delle vere e proprie società partecipate, assoggettate quindi alla legge Madia che ne prevede la sostenibilità o in caso contrario, l’attivazione di procedure di crisi e la definizione di esuberi.
E’ bene sapere che in ogni centro pubblico si svolgono attività ordinamentali di Istruzione e formazione professionale, corsi per disoccupati, svantaggiati, persone fragili e vulnerabili, servizi per il pubblico e per le imprese e tanto altro. Questo non può essere messo in discussione!

Le OO.SS. hanno quindi chiesto con determinazione:

  • di non abrogare le disposizioni che garantiscono l’agibilità del sistema pubblico;
  • di inserire nella legge finanziaria le risorse necessarie per non pregiudicare la tenuta del perimetro pubblico che non deve arretrare di un solo millimetro;
  • di garantire l’occupazione di oltre 200 dipendenti (di cui il 90% sono donne) e 1200 collaboratori a vario titolo impegnati nelle attività formative e di servizio a supporto dei Comuni;
  • di salvaguardare il ruolo pubblico e sociale dei centri di formazione professionale esercitato sul territorio attraverso un sistema di relazioni e convenzioni con gli enti pubblici ma non solo;
  • di attivare un tavolo regionale congiunto alla presenza del soggetto di rappresentanza dei centri pubblici.

Dopo 8 mesi dall’avvio delle interlocuzioni istituzionali nelle quali il sindacato ha mostrato grande senso di responsabilità, dopo varie interpellanze avanzate da alcuni gruppi politici e i vari tentativi per disinnescare le gravi conseguenze derivate da quella scelta incomprensibile, ad oggi, non ci sono da parte della Regione risposte concrete e risolutive del problema.
Anzi, nei giorni scorsi, le OO.SS. sono state destinatarie di una lettera nella quale ARIFEL annuncia che loro “….malgrado sono costretti a prendere provvedimenti urgenti che riguardano potenziali esuberi/licenziamenti di 26 lavoratori e oltre 50 collaboratori……”.

Per noi, il tempo è scaduto.

La situazione è gravissima, così come il comportamento superficiale dei decisori politici.
Il giorno 6 giugno prossimo, le OO.SS. convocheranno un’assemblea regionale di tutti i dipendenti dei centri pubblici e da quel momento si avvieranno tutte le iniziative di mobilitazione che si riterranno necessarie per risolvere positivamente quella che per noi, ora, è una vera e propria
vertenza.

La Regione deve rispondere ad una domanda molto semplice: il sistema formativo pubblico della formazione professionale rientra ancora tra le priorità della regione? Oppure, attraverso l’indebolimento del sistema pubblico, attraverso la riduzione delle risorse, attraverso la cancellazione della Legge 5/2001 si vuole smantellare il sistema pubblico della formazione professionale regionale?
Sia chiaro: le OO.SS. combatteranno fino in fondo per garantire il ruolo sociale del sistema pubblico regionale ed il servizio erogato a favore della popolazione più svantaggiata (peraltro con significativi risultati), che non è di certo inferiore a quello offerto dagli enti privati, dal privato sociale e dalle varie associazioni accreditate.
La salvaguardia dell’occupazione, il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, la tutela delle qualificate professionalità del personale, sono per noi la priorità. E la difenderemo fino in fondo.

Bologna, 26 maggio 2018

FLC CGIL ER
Monica Ottaviani
CISL SCUOLA ER
Alessandro Burgoni
Federazione UIL Scuola Rua ER
Milena Giardini

 

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