KYENGE: L’IGNOBILE DECISIONE

12 Feb 2015

 

di Ciro Spagnulo

La Giunta delle Immunità del Senato ha deciso di negare alla magistratura l’autorizzazione a procedere contro Roberto Calderoli per le sue offese razziste contro Cècile Kyenge del luglio 2013. Secondo la Giunta, lo protegge la Costituzione, la quale prevede che i parlamentari “non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. Perfino per i suoi compagni di partito che siedono in Giunta la frase “quando vedo la Kyenge non posso non pensare a un orango” pronunciata da un rappresentante dello Stato Italiano nell’esercizio delle sue funzioni non è istigazione all’odio razziale. Rupert Colville, portavoce dell’Alto commissario Onu per i diritti umani, definì la frase di Calderoli “un’affermazione assolutamente scioccante per chiunque la faccia, ma ancor di più se a formularla è una persona che è stata ministro del governo in passato e che ha un ruolo importante”. E aggiunse una frase che di certo oggi non ripeterebbe dal momento che Calderoli non solo è tuttora vicepresidente del Senato, ma per la Giunta delle Immunità esercita addirittura la sua funzione quando chiama “orango” un ministro per il colore della sua pelle: “La forte reazione in Italia, anche tra politici di alto livello, e’ pero’ incoraggiante”, disse Colville. Nonostante i continui motivi di avvilimento e di disillusione che ci offre la classe politica, confidiamo che il Senato cancelli l’ignobile decisione e consenta, dunque, alla magistratura di fare il suo dovere. A Cécile giunga il nostro forte abbraccio di solidarietà e di sostegno.

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