15 Set 2026 ai, cgil, confindustria, intelligenza artificiale, organizzazione lavoro, saperi,
L’analisi di Sonia Bonfiglioli all’annuale convention Farete di Confindustria Emilia (14-15 settembre 2026) ha fornito diversi spunti di riflessione. E’ convincente quando dice che la geostrategia, l’intelligenza artificiale (AI) e le persone saranno i tre elementi fondamentali della competitività per garantire un futuro alle imprese italiane nell’ambito della sfide globali.
Le persone che sono dentro alle imprese si chiamano lavoratori e lavoratrici e mettono a disposizione il loro tempo, sapere, competenze e abilità.
L’intelligenza artificiale, definita la sesta rivoluzione industriale, si sta progressivamente affacciando all’interno delle imprese del territorio e rischia, con le proprie potenzialità, di travolgere organizzazioni del lavoro, sapere, competenze ed abilità dei lavoratori e delle lavoratrici.
Il punto fondamentale non risiede nel governare la transizione.
Ad oggi il dibattito pubblico declina questa transizione prevalentemente in un’ottica difensiva e passiva, schiacciata sulla minaccia occupazionale: ci si interroga unicamente se la forza lavoro sarà “vittima” dei processi di automazione e intelligenza artificiale, quantificando l’impatto in termini di licenziamenti e contrazione delle ore lavorate.
Riteniamo che questo approccio sia riduttivo. Non possiamo limitarci a subire passivamente gli effetti della tecnologia.
Per la Cgil di Modena l’alternativa risiede nell’esercizio della contrattazione collettiva. Il confronto negoziale tra organizzazioni sindacali e imprese deve diventare il luogo in cui governare l’innovazione. Il nodo centrale della transizione digitale e dell’IA deve quindi tradursi in precisi obiettivi sindacali: la partecipazione strategica agli investimenti, il controllo preventivo delle ricadute occupazionali e la redistribuzione del maggior valore aggiunto derivante dagli incrementi di produttività.
Tutti elementi contenuti nel nuovo Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale.
Le macchine e i software sono uno strumento per lo sviluppo, ma la vera leva strategica su cui investire prima di tutto restano gli esseri umani, la loro formazione e la loro tutela.
Nel protocollo sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e oggetto di confronto con le associazioni datoriali, meritoriamente, si propone di investire ulteriormente sulla formazione proprio in rapporto ai processi di transizione tecnologica e digitale passando dalle attuali 30 ore all’anno a 40. Si tratta di un obiettivo ambizioso e sfidante, ma ancora oggi i dati sulla formazione che rileviamo dalle aziende sono modesti.
Le sfide che ci attendono si affrontano governando l’innovazione: sfidiamo le imprese dentro la contrattazione ad investire maggiormente in formazione per fare sì che il nostro territorio possa diventare maggiormente competitivo, garantendo e aumentando le tutele, i salari e la qualità di vita e lavoro.
Alessandro De Nicola
Segretario Generale Cgil Modena
Servizio del Tg Trc Modena, edizione delle ore 19.30 del 15/9/2026

