16 Ott 2009 fp,
Il 9 ottobre il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009 n. 15 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza della pubblica amministrazione.
Con la tanto decantata riforma della Pubblica Amministrazione si riporta indietro, la lancetta dell’orologio di 20 anni. Se il faticoso processo di privatizzazione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici, iniziato con il Dlgs 29/93, aveva distinto in modo molto chiaro le competenze di programmazione e controllo, in capo agli organi politici, da quelle di gestione, in capo alla dirigenza, oggi grazie al decreto Brunetta si torna ad un ruolo “attivo” della politica anche nella gestione.
Con questo provvedimento vengono di fatto annullati gli ambiti di contrattazione nei luoghi di lavoro e si riportano in ambito di legge l’organizzazione degli uffici, le modalità di misurazione ed ottimizzazione della produttività della pubblica amministrazione in modo identico dalla Valle d’Aosta alla Sicilia e senza fare distinzione alcuna, rispetto agli ambiti di servizi offerti.
Si pensa davvero che basti un provvedimento legislativo come questo per avere più servizi e soprattutto migliori? Si crede davvero che decidendo tutto per legge si otterranno gli effetti desiderati?
Il Governo, fin dal suo insediamento, ha portato avanti una campagna mediatica contro i lavoratori “fannulloni” della pubblica amministrazione, anche attraverso provvedimenti legislativi che hanno tolto diritti, decurtato salario, ma soprattutto leso la professionalità di lavoratori che hanno sempre svolto il proprio lavoro con dignità pensando ai servizi offerti ai cittadini.
Brunetta qualche mese fa lanciò la campagna degli “emoticon” perché i cittadini potessero esprimere un proprio giudizio sui servizi pubblici. Ora che le statistiche rintracciabili anche sul sito del Ministero, dicono che oltre l’80% degli italiani è contento dei servizi offerti, delle “faccettine sorridenti” non ne parla più nessuno!!!!
Questo è un Paese nel quale ci sono sacche di inefficienza e servizi da migliorare ma ci sono anche 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici che tutti i giorni offrono servizi di qualità, con dignità perché il lavoro pubblico è sinonimo di diritto di cittadinanza e di legalità che non ha bisogno di essere portato sulla “pubblica piazza”.
Venerdì scorso il Governo ha deciso di affossare la contrattazione, di riportare dentro la legge l’Accordo Separato sul Modello Contrattuale per il pubblico impiego, non firmato dalla CGIL, di rinviare le elezioni della RSU, portando un duro attacco all’esercizio democratico delle lavoratrici e lavoratori di scegliere i propri rappresentanti.
La CGIL a partire dal Decreto 112 dello scorso anno ha messo in campo iniziative, dentro e fuori dai luoghi di lavoro, per contrastare questo disegno “controriformatore” della pubblica amministrazione.
La CGIL non assisterà quale spettatrice a questo processo. Metteremo in campo tutte le iniziative utili auspicando che le altre OO.SS. siano insieme a noi ed insieme alle lavoratrici e ai lavoratori.
FP CGIL Emilia Romagna

