LE ESTERNAZIONI DI BORGHEZIO E LA LORO FUNZIONE NELLA STRATEGIA LEGHISTA

28 Mag 2013

di Vincenzo Intermite

Ancora una volta l’incontinenza verbale dell’europarlamentare leghista Borghezio ci ha resi famosi nel mondo. Breve florilegio delle dotte esternazioni del fine dicitore: 1) Il ministro Kienge ha la cittadinanza italiana perché questa in Italia “viene data alla cavolo” (la metafora botanica è una mia licenza: Borghezio preferisce l’anatomia umana); 2) il ministro Kienge “ha l’espressione simpatica, mi sembra una brava casalinga, andrebbe bene come assistente sociale di un comune di 500 abitanti” (così, in un colpo solo, sono sistemati il ministro, le casalinghe, gli assistenti sociali, e tutti i comuni di 500 abitanti); 3) il governo dal quale Cecile Kienge è chiamata a reggere il dicastero per l’integrazione “è un governo del bonga bonga” (si tratta probabilmente del richiamo opportunamente aggiornato dell’espressione di quel degno collega del Nostro che si riferì alle persone di origine africana con l’espressione bingo bongo); 4) “noi giuridicamente non siamo nati ieri, senza offesa per nessuno, non siamo congolesi” (qui la vera parte offensiva è proprio l’incidentale “senza offesa per nessuno”; 5) “la civiltà africana è molto diversa dalla nostra”, che non abbiano avuto grandi geni “basta consultare l’enciclopedia di Topolino per saperlo” (se alla base delle conoscenze antropologiche ed etnografiche di Borghezio c’è l’enciclopedia di Topolino, si chiariscono molte cose sul personaggio).

Ora Borghezio, dopo essere stato sospeso dal gruppo parlamentare a cui appartiene – Europa della libertà e della democrazia – in attesa di essere espulso, chiede scusa al ministro, afferma che il suo obiettivo non era lei, ma le politiche sull’immigrazione del governo e si offre di stringerle la mano. Il gioco di provocare, offendere, insultare, pugnalare con le parole per poi smentire o porgere ipocrite e untuose scuse con l’intenzione, neanche tanto velata, di tornare all’attacco il giorno dopo con pari irruenza, è tipico della strategia politica della destra italiana. Questa circostanza deve indurci a riflettere su quello che è la vera essenza delle bestialità rivolte dal signor Borghezio al Ministro per l’integrazione; derubricare tutto alle uscite inconsulte di una macchietta è comodo e fa parte del gioco. In realtà, Borghezio, lungi dall’essere un goffo personaggio che la Lega Nord sopporta al suo interno per spirito di umanità, è in realtà la punta di diamante del partito, ne è la stessa essenza e l’espressione più autentica e verace. Mentre i vertici della Lega in Italia curano i rapporti diplomatici con le altre formazioni politiche fingendo di essere un vero partito di governo ( a parte inevitabili scivoloni che frequentemente ne mostrano la vera natura), Borghezio fa da raccordo fra i vertici e la base diffusamente, fieramente, convintamene razzista, base che, senza di lui e le sue esternazioni, resterebbe delusa dagli atteggiamenti compromissori e diplomatici dettati dalle regole della politica: Borghezio ricorda loro che la Lega non ha mai dimenticato la sua origine e la sua ideologia ultraidentitaria e völkisch di tipo neonazista, che essa nasce e continua ad essere un partito, non di governo né di lotta, ma di eversione, che essa fa delle discriminazioni razziali, etniche, geografiche la propria bandiera. È Borghezio che cura l’elettorato e, dunque, la fortuna della Lega in quanto ne esprime la vera ideologia.

Un aspetto positivo c’è forse in questa e in simili prodezze: forse cominceremo a cogliere il cambiamento antropologico che sta interessando, da un po’ di tempo a questa parte, l’Italia, che era una volta il paese della “brava gente”, dell’accoglienza e della solidarietà: oggi l’intolleranza, il razzismo, la diffidenza verso il diverso e verso tutto ciò che non replica l’ordinario si diffondono sempre più e diventano il brodo culturale per l’attuazione di politiche infami come quelle messe in atto dal Ministro dell’Interno del governo Berlusconi, Roberto Maroni.

C’è di buono in questo perché, si sa, il primo passo per la guarigione è la presa di coscienza della malattia. Speriamolo!

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