L'INPS: PER LA PREVIDENZA GLI IMMIGRATI SONO PIU' UN BENEFICIO CHE UN COSTO

10 Apr 2009

  Nei giorni scorsi l’Inps ha pubblicato il III Rapporto su “I lavoratori immigrati negli archivi previdenziali”, elaborato con la collaborazione del Dossier Statistico Caritas/Migrantes (i dati di riferimento sono quelle consolidati del 2004, 2005 e 2006).

   Secondo l’Inps, che giudica rilevante l’incremento dei contributi versati da quasi due milioni di cittadini stranieri, “anche sotto l’aspetto strettamente previdenziale, sembra convalidata la tesi  che in Italia, grazie alla loro giovane età, i lavoratori immigrati siano più un beneficio che un costo”.
   “Tra gli italiani vi è circa 1 pensionato ogni 5 residenti, mentre tra gli immigrati nel 2015 vi sarà un pensionato ogni 25 residenti, quindi con un carico comunque ridotto per il sistema previdenziale rispetto all’entità di contributi previdenziali che versano (5 miliardi l’anno, con l’esclusione di agricoli e domestici…)”.

   Nel 2004 hanno beneficiato delle prestazioni Inps a sostegno del reddito (disoccupazione, mobiltà, cassa integrazione guadagni, lavori socialmente utili) 195.461 non comunitari, incidendo per l’8,2% sul totale dei beneficiari, una quota in linea con quella calolata sul totale dei lavoratori.
Sono prestazioni che spettano a pieno dirito agli assicurati immigrati, in quanto, al pari degli italiani, per accedervi devono maturare i requisiti previsti.

   Le qualifiche dei lavoratori dipendenti (ad esclusione degli operai agricoli e dei domestici) attestano uno spiccato sotto-inquadramento della manodopera immigrata. Infatti, nonostante circa la metà degli occupati stranieri sia in possesso di una laurea o di un diploma (Istat), su un totale di oltre  1 milione di dipendenti da aziende extaUe-15 registrati all’Inps, l’83,7% è inquadrato in qualità di operaio, il 9,3% di impiegato, il 6,4% di apprendista e il restante 0,5% in una posizione di quadro o dirigente.

   Potendo contare meno degli italiani su fonti di reddito alternative e nel sostegno sulle reti parentali (e, del resto, gli stessi famigliari nel Paese di origine rappresentano di regola i destinatari degli sforzi economici e più raramente una fonte di supporto) le condizioni di vita dei migranti sono fortemente condizionati dai livelli retributivi. E i loro livelli retributivi descrivono condizioni di vita particolarmente difficili essendo normalmente inferiori a quelli degli italiani. I lavoratori extra-Ue dipendenti da aziende ricevono anche il 36,4% in meno.
   Doppiamente svantaggiate sono poi le donne immigrate, il cui trattamento è inferiore del 39,9% innanzitutto rispetto a quello delle donne italiane.

Per approfondire:

rapporto-inps-2009-contr-previdenziali

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