MOLDAVIA. PER L'ECONOMIA È ANCORA CORTINA DI FERRO

09 Apr 2013

 

Nell’ambito del lavoro di rilevazione svolto per la predisposizione del “Rapporto annuale sul Mercato del lavoro degli Immigrati” e nell’ottica di approfondire la conoscenza delle dinamiche evolutive delle diverse cittadinanze non comunitarie presenti in Italia, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali rende disponibile una collana editoriale dal titolo “Rapporti annuali sulle principali comunità straniere presenti in Italia”. Ad oggi i rapporti pubblicati sono dieci e riguardano le comunità Filippina, Marocchina, Tunisina, Albanese, Moldava, Ucraina, Egiziana, Sri Lankese, Peruviana ed Ecuadoriana. A breve saranno disponibili anche i rapporti relativi alle comunità Cinese, Indiana, Pakistana, Bengalese. unsolomondo li ha intetizzati per i suoi lettori. Cominciamo con la Moldavia.

di Sauro Tondelli

Grassa e ricca era la terra Rumena della provincia Moldova prima della Seconda Guerra Mondiale, prima dei Kolchoz e del cancro sovietico che ha depredato, deportato e trapiantato uomini per cancellare un popolo coltivando gulag e terrore al posto della vite e del grano. Nel 1991, la Moldova, al crollo dell’ U.R.S.S, ha guardato all’Europa ma l’economia è rimasta ad est della cortina. Inflazione altissima e smarrimento politico hanno portato solo dal 2003 quelle terre abitate da un popolo oramai senza radici verso l’Europa, tanto che la migrazione verso l’I­talia è un fenomeno recente. I primi permessi di soggiorno ri­salgono al 1998, e da meno di 7.000 presenze nel 2003 siamo passati ad oltre 140.000 nel 2011.

Oggi i Moldavi sono la quinta comunità di non comunitari in Italia sia come presenza che come occupati e il 78% risiede al nord scegliendo soprattutto Veneto (27,4%) ed Emilia Romagna (21,4%). La comunità Moldova è giovane e la concessione della cittadinanza ne risente, è al quattordicesimo posto, e quasi esclusivamente è il matrimonio a caratterizzare le concessioni. Il 23% sono giovani, il 44% ha tra i 30-44 anni e il 31% è maturo mentre solo il 2% ha oltre 60 anni.

La prevalenza femminile è un elemento distintivo della comunità e come tradizione Est + Donna = lavoro nei servizi alla persona (46%). Il terziario di servizio (14%), l’Industria (13%) e le Costruzioni (11%) chiudono poi le attività prevalenti. Particolare della Moldova è il mancato espatrio degli Agricoltori, solo 1,5%, contro il 17,5% relativo agli occupati provenienti dagli altri Paesi dell’Europa centro orientale.

I cittadini moldavi occupati nel nostro Paese che hanno un livello di istruzione almeno secondario di secondo grado sono oltre il 70%, in particolare il 19,5% di essi possiede anche un’istruzione di terzo livello. Il peso che l’istruzione medio-alta ha in seno a questa comunità supera quello degli altri Paesi del’Est Europa di oltre 17 punti percentuali, mentre il dato relativo alla classe di reddito è negativo e solo il 36% percepisce un reddito mensile superiore ai 1.000 euro, contro il 46% degli altri immigrati ex U.R.S.S. Un terzo degli occupati moldavi percepisce un reddito mensile inferiore ai 750 euro.

Dati impietosi che parlano di una comunità in fuga, soprattutto donne che pur con un elevata istruzione accettano in massa lavoro sottopagato. Lo scollamento post comunista ha dato gli strumenti sbagliati o comunque non adatti ai giovani e volen­terosi abitanti della Repubblica Moldova, un popolo senza radici che sta ancora pagando, più di altri, la follia dei totalitarismi del 900.

http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/Notizie/20130328_Rapporti_annuali_comunta_straniere.htm

http://www.integrazionemigranti.gov.it/Attualita/IlPunto/Pagine/Focus-comunita.aspx

http://www.integrazionemigranti.gov.it/Attualita/IlPunto/Documents/Rapporto%20Moldova%20def.pdf

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