NON SI PUÒ MORIRE MENTRE SI RIVENDICANO I DIRITTI DI LAVORATORI E LAVORATRICI

22 Giu 2021 diritti, fiom, presidio, sciopero,

La morte del sindacalista Adil Belakhdim, travolto e ucciso a Novara da un camion durante un presidio per la difesa dei diritti dei lavoratori, davanti a un deposito di una catena di supermercati, è un fatto che non solo deve indignarci, ma che deve anche farci riflettere sulle degenerazioni del neo-liberismo e ripensare rispetto all’iniziativa collettiva del sindacato insieme alle lavoratrici e ai lavoratori per rimettere al centro la dignità dell’uomo e del lavoro.

I lavoratori di quel presidio, esattamente come quelli picchiati da ultimo solo pochi giorni prima in altre aziende a Lodi e a Prato, ci parlano di condizioni di lavoro e di diritti ormai seriamente compromessi dalla sola logica del profitto ad ogni costo, in un contesto del mondo del lavoro sempre più frammentato e che tende a dividere e mettere in competizione gli stessi lavoratori all’interno dei diversi cicli produttivi.

Le ragioni di quelle proteste vanno comprese e sostenute perché sono le stesse nostre che anche in molte aziende e siti metalmeccanici abbiamo dovuto agire negli anni, ponendoci noi tutti davanti ai camion per la difesa delle condizioni e dei posti di lavoro e della continuità produttiva.

È necessario affermare un nuovo modello sociale basato sulla ricomposizione collettiva, che ribalti le priorità dell’agenda politica, mettendo il valore della vita al primo posto, le condizioni di lavoro, la salute, la sicurezza e aumentando le tutele sociali complessive.

Questi sono parte dei contenuti della manifestazione nazionale del prossimo sabato 26 giugno, alla quale parteciperemo anche nel nome e del ricordo di Adil.

Con queste motivazioni e con questi obiettivi la Fiom Cgil Emilia-Romagna proclama

2 ORE DI SCIOPERO
A FINE TURNO
PER LA GIORNATA
DI MERCOLEDÌ
23 GIUGNO 2021

Diverse modalità di gestione delle ore di sciopero potranno essere defi nite a livello territoriale dalla Fiom e/o aziendale dalle RSU

 

Non si può morire mentre si rivendicano i diritti di lavoratori e lavoratrici

 

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