NUOVO NAUFRAGIO. CGIL: ORRORE SENZA FINE SUBITO CORRIDOI UMANITARI

14 Ott 2013

Dopo la strage del 3 ottobre, con oltre 300 morti, un nuovo tragico naufragio ha fatto altre decine di morti nel Canale di Sicilia. “L’orrore non ha fine”,ha detto il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica. Ed ha aggiunto:”Siamo davanti ad una catastrofe umanitaria e ancora, dopo giorni di solenni dichiarazioni di buone intenzioni, bambini, donne e uomini che fuggono da guerre e violenze continuano a morire in mare. Morti che avvengono sotto gli occhi di un’Europa incapace di assumere responsabilità, tesa com’è a parlare di frontiere da rafforzare, come se nel Mediterraneo si potesse alzare un muro che impedisca di far passare la disperazione umana”.

Per Lamonica “ora bisogna agire e bisogna farlo con l’urgenza che in genere si dedica alle operazioni militari. Far partire subito un corridoio umanitario per non lasciare nelle mani degli scafisti senza scrupoli rifugiati e richiedenti asilo che hanno diritto alla protezione internazionale e non hanno alcun canale legale per lasciare i luoghi di sofferenza da cui provengo

C’è bisogno anche di “pensare ai vivi e non scaricare solo su Lampedusa l’onere di un’accoglienza che l’isola non sopporta più. Le persone sbarcate non possono più dormire sotto la pioggia in condizioni indegne, è tutto il Paese che deve farsi carico di un’accoglienza civile, ma questa va organizzata per piccoli gruppi in tutto il territorio nazionale, facendo appello immediatamente alla solidarietà e contemporaneamente alla definizione di un piano strutturato che duri nel tempo”.

Per il segretario confederale Cgil è necessario che “si superino, anche con decreto, gli impedimenti normativi che impediscono e rallentano le necessarie decisioni”. E osì conclude: “Per chi in una condizione come questa non riesce a vedere altro che le proprie fortune elettorali e per coloro che ripropongono un impianto culturale e normativo fondato sulla inefficace e ottusa idea delle invasioni da respingere oggi c’è una sola parola: vergogna”.

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