27 Mag 2011
L’INFORMAZIONE CONDIVISA
UNA RISORSA CONTRO IL POTERE DITTATORIALE
di Fabio Mosca
Il Rapporto di Amnesty International per l’anno 2011 tocca subito il tema della comunicazione: l’uso delle nuove tecnologie nella sfida degli “attivisti” contro la repressione.
Il 2010 è stato l’anno in cui le nuove tecnologie sono state utilizzate in modo efficace per mettere il potere di fronte alla verità e già questo è stato utile per promuovere un maggior rispetto dei diritti umani.
E’ stato l’anno in cui le persone si sono sentite solidali tra di loro e forti contro i governi repressivi che si sono trovati inaspettatamente davanti alla concreta possibilità di avere i giorni contati.
L’informazione condivisa si è dimostrata una fonte nuova di consapevolezza e di azione che ha sfidato gli abusi dei tiranni.
Una nuova generazione di attivisti ha utilizzato la rete ed Internet si è rivelata una forma di comunicazione democratizzante ed effervescente.
Una generazione di giovani che, con una forte assunzione di responsabilità, ha messo in moto la rivolta araba, una rivolta che è partita dalle persone e che ha fatto dire al Presidente Obama di sentire questa presa di coscienza di giovani donne ed uomini del Medio oriente molto vicina alla rivoluzione americana.
La “rivoluzione dei gelsomini” in Tunisia non sarebbe avvenuta senza la lunga lotta di coraggiosi difensori dei diritti umani avvenuta negli ultimi anni, ma è pur vero che l’esplosione della rivolta di popolo è stata sostenuta dai social network, che si sono dimostrati importanti perché hanno reso più facile la condivisione di esperienze ed il reciproco sostegno tra chi voleva reagire alla prepotenza ed ai soprusi del potere.
Di fronte alla presa di responsabilità delle giovani generazioni che si sono ribellate all’arroganza dei governi dittatoriali è finalmente arrivata la risposta dei Paesi occidentali.
Gli Stati Uniti hanno chiuso le lunghe relazioni con il Presidente tunisino Ben Alì; la Francia, sotto la spinta dei cittadini, ha costretto il Governo ad andare in aiuto dei manifestanti.
L’Italia, come altri Governi europei, sono apparsi sorpresi e riluttanti a sostenere la richiesta iniziale dei manifestanti, salvo prenderne poi atto e cambiare atteggiamento.
Amnesty International, che da anni si batte esplorando tutte le possibilità e soprattutto le nuove tecnologie per dare voce a chi non ha potere e alle vittime degli abusi, ha avuto ragione.
Tutti i mezzi della moderna comunicazione sono stati promossi per sostenere chi si mobilita e lotta per la difesa dei diritti umani.
La capacità di questa nuova generazione sta modellando la democrazia nel Medio Oriente, è stata “la rete” che ha mobilitato, responsabilizzato e sostenuto la buona politica condivisa. Ha dato coraggio ad innumerevoli difensori dei diritti umani. Ha sconfitto la repressione dei poteri forti, ha fatto sì che ognuno si sentisse responsabile ed erede di coloro che sono caduti lottando contro l’abuso del potere, come Mohamed Bouazizi in Tunisia.
E’ un fatto che Amnesty International si senta impegnato in questo movimento globale in difesa dei diritti umani sapendo che oggi con le nuove tecnologie forse chi prende posizione può sentirsi meno solo e vedere una via d’uscita.

