RICERCATORI UNIVERSITARI A TEMPO DETERMINATO, DUBBI E RISCHI

14 Gen 2009

 Modena, 14 gennaio 2009

 

 

L’approvazione con voto di fiducia della Camera del Decreto 180 sull’Università non solo espropria il Parlamento delle proprie preorogative di confronto e discussione, ma determina un ulteriore provvedimento contro l’Università pubblica, se possibile persino peggiorativo del disastroso quadro già prodotto con la legge 133/08.

 

Come apparso nel dibattitto politico di questi giorni e dallo scambio di opinioni fra i parlamentari modenesi Ghizzoni e Miglioli e il Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia Tomasi, fra le novità più rilevanti del decreto 180, spicca certamente l’istituzionalizzazione della figura del ricercatore a tempo determinato, seppur meglio pagato, ma in alternativa all’assunzione.

 

Si tratta di novità che lasciano molto perplesso il sindacato e che possono essere condivisibili solo a certe condizioni.

Non ci vogliono capacità profetiche per intuire che anche per il nostro Ateneo, da domani, l’auspicabile reclutamento di giovani ricercatori si realizzerà prevalentemente, se non esclusivamente, attraverso contratti a tempo determinato.

Innanzitutto per ragioni di budget. L’assunzione di ricercatori a tempo indeterminato rende l’Università “non virtuosa” e la priva di quei finanziamenti pubblici aggiuntivi che premiamo appunto gli Atenei virtuosi.

Al contrario, l’assunzione di ricercatori a tempo determinato è uno strumento per accedere a ulteriori risorse economiche pubbliche.

Ma incentivare le assunzioni di ricercatori con contratto a tempo, significa alimentare ulteriormente il precariato universitario che già oggi vede in questa condizione oltre 1.000 fra dottorandi, borsisti, assegnisti e collaboratori che a vario titolo operano nelle sedi di Modena e Reggio.

Quello che invece serve oggi per valorizzare la ricerca è esattamente il contrario del precariato: serve un piano straordinario di reclutamento di giovani, e la ripresa di un meccanismo di selezione ed assunzioni stabili, che a regime consenta di assorbire in modo ordinato e programmato l’enorme serbatoio del precariato e assicurare il turn over a fronte del pensionamento di docenti e ricercatori.

Per il sindacato università FLC-CGIL di Modena il tempo determinato ha senso solo a fronte di piani di sviluppo pluriennali coerenti da parte delle singole Facoltà e quindi nel quadro di una programmazione di Ateneo degli accessi di docenti e ricercatori, con tempi certi e regole di selezione che premino il merito, come strumento di avvio alla carriera, non certo come prospettiva di ulteriore precarizzazione di un mercato del lavoro già frantumato.

 

Segreteria Sindacato scuola-università FLC/CGIL Modena

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