SEGREGARE COSTA

30 Ott 2013

di Arturo Ghinelli

 

Segregare costa” è il titolo del Rapporto sulla spesa per i campi nomadi a cura di Berenice, Compare, Lunaria e OsservAzione.

Tra il 2005 e il 2011 a Napoli, Roma e Milano sono stati stanziati almeno 100 milioni di euro per allestire, gestire e mantenere i campi nomadi ovvero gli spazi che le politiche istituzionali hanno privilegiato per ospitare rom, sinti e camminanti nelle nostre città. Il Rapporto ricostruisce e analizza in dettaglio i costi e il fallimento delle politiche dei campi e denuncia l’urgenza di ripensare completamente i modelli e le pratiche di inclusione sociale e abitativa delle popolazioni rom. Fornisce elementi di riflessione per valutare, oltre ai costi umani in termini di segregazione spaziale e sociale e di violazione dei diritti-sostenuti dai rom che risiedono nei campi, gli ingenti costi economici per la finanza pubblica legati alla realizzazione dei campi.

Si tratta di decine di milioni di euro destinati allo sgombero dei campi abusivi, all’affitto, la bonifica, la dotazione infrastrutturale delle aree nelle quali i campi autorizzati vengono collocati e alla loro manutenzione e sorveglianza; all’erogazione dell’acqua, luce e gas e alla prestazione di servizi socio-educativi: una vera e propria economia da ghetto.

I primi 3 capitoli dedicati ai casi di Napoli, Roma e Milano evidenziano la scarsa trasparenza e l’insufficiente dettaglio dei documenti contabili, la reticenza a fornire la documentazione richiesta: persino le delibere comunali e l’impossibilità di scorporare le voci di spesa indirizzate ai rom dai capitoli di spesa più generali .Le due parti finali del Rapporto ospitano alcune considerazioni conclusive e indicazioni sulla necessità ed l’urgenza di superare il modello dei campi nomadi.

Infatti il Rapporto smentisce la giustificazione per il mantenimento dei campi nomadi, dimostrando che non sono la soluzione abitativa meno costosa che le amministrazioni locali possono adottare per ospitare i rom.

I Piani nomadi devono e possono essere sostituiti da Piani di chiusura dei campi nomadi. Pianificare la chiusura di questi significa prefigurare soluzioni abitative alternative, concordando con i residenti tempi e modalità del cambiamento.

Niente a che vedere con la vergognosa politica degli sgomberi.

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