SINDACATI SU EDILIZIA: RISCHIO EMORRAGIA POSTI LAVORO

14 Mag 2010

Modena, 14 maggio 2010

 

 

 

Nei primi mesi del 2010 l’edilizia modenese ha perso il 15 per cento delle ore lavorate nel 2009 e il 14 per cento dei lavoratori (pari a circa 1.500 addetti). Poiché a fine anno scadono gli ammortizzatori sociali in deroga, le costruzioni rischiano una drammatica emorragia di posti di lavoro. L’allarme è lanciato dalla Flc (Federazione lavoratori costruzioni, la sigla unitaria dei sindacati edili) di Modena e conferma le preoccupazioni espresse ieri dall’Ance. «Il nostro settore rischia di sprofondare sempre più in una spirale negativa, con conseguenze pesantissime sul Pil provinciale e regionale – affermano i sindacati – Facciamo appello alle banche, alle istituzioni e a tutti i soggetti che operano nel settore affinché si compia ogni azione utile al rilancio dell’edilizia. Non dimentichiamo che la ricchezza prodotta dal settore rimane sul territorio. Negli ultimi mesi l’attenzione si è puntata spesso sul tema, certamente delicatissimo, delle infiltrazioni criminali nelle costruzioni. Legalità delle imprese, regolarità dei lavoratori e sicurezza dei cantieri sono priorità anche per noi; tuttavia – continuano Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil – oggi l’emergenza è anche la salvaguardia dell’occupazione». La presa di posizione dei sindacati edili modenesi arriva in contemporanea con le iniziative che oggi – venerdì 14 maggio – organizzazioni sindacali e datoriali presentano in tutta Italia per ricordare gli Stati generali dell’edilizia, che si tennero il 14 maggio 2009 a Roma. «Ribadiamo quanto chiesto un anno fa. Innanzitutto occorre superare il patto di stabilità degli enti locali per garantire investimenti sulle infrastrutture, ammodernare il paese, mettere in sicurezza il territorio, curare le manutenzioni delle reti di acqua e gas. Chiediamo – prosegue la Flc – tempi certi per i pagamenti dei lavori pubblici. L’indebitamento delle imprese per lavori già effettuati, insieme alla stretta creditizia imposta dalle banche, rischia di creare un mix esplosivo che mette fuori gioco le aziende bruciando posti di lavoro». I sindacati chiedono la modifica della normativa sulla cassa integrazione per armonizzarla con l’industria e permettere alle imprese edili, in caso di sospensione dell’attività lavorativa, di far fronte alle crisi con uno strumento più adeguato. «L’edilizia – ricordano Cgil-Cisl-Uil – è composta da piccole, a volte piccolissime imprese che spesso hanno solo un cantiere aperto, per cui diventa quasi impossibile la ripresa e la riduzione dell’orario di lavoro». Nei giorni scorsi sono stati rinnovati i principali contratti nazionali dell’edilizia; oltre all’aspetto economico, affrontano temi importanti come la regolarità del settore, la sicurezza, la formazione professionale, la tutela e l’integrazione al reddito dei lavoratori,. «I nuovi accordi nazionali rappresentano un primo passo per affrontare i problemi del settore. Ora – concludono Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil – tocca al governo fare la sua parte per far ripartire uno dei motori dell’economia italiana».

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