SOCIAL CARD/L’INCA DENUNCIA: ANCORA INCOMPRENSIBILI RITARDI A DANNO DEGLI STRANIERI

13 Feb 2014

Valori ammessi ‘I’, ‘IT’ o ‘ITA’. E’ la risposta che il sistema elettronico delle Poste visualizza all’operatore che cerca di inserire la richiesta di Carta Acquisti per un cittadino straniero in Italia.

La “Legge di Stabilità 2014” ha esteso il diritto alla Social Card anche ai «cittadini italiani o di Stati membri della Unione europea non aventi la cittadinanza di uno Stato membro, che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero stranieri in possesso di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo» (legge n. 147/2013- art. 1, co. 216)” “Si tratta di persone in particolari condizioni di necessità – spiega Claudio Piccinini, coordinatore degli uffici immigrazione dell’Inca – e il ritardo con il quale le procedure vengono aggiornate è grave ed eticamente insopportabile. Ancora oggi, ad oltre un mese dall’entrata in vigore del provvedimento di legge, sia la modulistica che le procedure informatiche delle Poste che, per conto di Inps ricevono le domande, non sono ancora state adeguate”. Ancora oggi i sistemi impongono, come requisito indispensabile per l’invio della domanda, l’indicazione che l’interessato sia cittadino italiano. Numerose persone si recano presso le Camere del Lavoro dove si predispongono le domande sulla vecchia modulistica, ma vengono respinte dagli Uffici Postali perché il sistema non accetta la domanda”.

E’ incomprensibile – osserva ancora – come una legge dello Stato possa essere ostacolata per settimane dal mancato adeguamento di una procedura informatica e, visti i ritardi, non siano state predisposte procedure alternative per il recepimento delle domande. Bene ha fatto l’A.S.G.I. a segnalare per prima l’incongruenza che è ancora più grave considerando che il provvedimento di legge è stato emesso per evitare una procedura formale di infrazione del diritto UE.”

E’ inoltre curioso – chiarisce Piccinini – come una normativa i cui beneficiari non sono cittadini italiani non sia recepita nella prassi in tempi ragionevoli. Questo non esclude il sospetto che vi sia un comportamento discriminatorio nella latitanza delle amministrazioni coinvolte. Comportamento al quale l’Inps non è nuovo essendo stato condannato lo scorso anno proprio per discriminazione nei confronti degli extracomunitari che facevano domanda per prestazioni assistenziali alle quali avevano diritto.” “Invitiamo l’Inps – conclude il coordinatore – e le amministrazioni coinvolte ad attivarsi quanto prima nei confronti delle Poste per sollecitare l’adeguamento delle procedure informatiche o, in assenza, nell’adottare prassi alternative per il recepimento delle domande di Social Card degli stranieri.”

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