SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI DELLA MEC CARNI SPA

24 Nov 2011 flai, sciopero,

I lavoratori e le lavoratrici dell’Italcarni di Carpi (MO) esprimono piena solidarietà ai lavoratori e lavoratrici del macello MEC Carni SPA, impegnati in questi giorni in una difficile vertenza per tutelare il loro posto di lavoro.
Esprimiamo preoccupazione per l’atto unilaterale compiuto dalla direzione aziendale, la quale ha dichiarato un esubero di 42 persone, cioè licenziamenti, con l’oscena proposta di ricollocarli in cooperative.
I lavoratori e le lavoratrici dell’ITALCARNI di Carpi (MO) comprendono quanto sia grave e difficile questa vertenza, avendo sostenuto diciotto mesi fa una analoga lotta. Una lotta che ci ha visto davanti ai cancelli, con 48 ore di sciopero ininterrotto.
Come hanno tentato nel nostro caso e come stanno tentando con i lavoratori della MEC Carni, le aziende del settore della macellazione scelgono la via bassa della competizione. Cioè tagliare sul costo del lavoro, scaricando tutto sui lavoratori il costo della crisi e del risanamento dei bilanci.
La “facile” strada degli appalti alle false cooperative, per attuare soluzioni di “risparmio” e la riduzione del salario dei lavoratori è una prassi che si sta sempre di più consolidando, specialmente nel comparto della macellazione e della lavorazione delle carni.
Una strada che prevede, per i lavoratori inquadrati nelle false cooperative: meno diritti, meno tutele, nessun limite d’orario, sotto salario e, come nel nostro territorio, tanta evasione fiscale e contributiva. Questo è ciò che si nasconde dietro l’appalto di un reparto, un nastro o una linea produttiva, questa è la riduzione dei costi che stanno inseguendo i purtroppo tanti macellatori italiani.
Questa spasmodica gara, che coinvolge i macelli italiani nella riduzione costo del lavoro, nel cercare soluzioni che riducano sempre di più il costo del lavoro ha assunto ormai una pericolosa china. Ma quale costo del lavoro alto? Ormai in tutti i macelli italiani il costo del lavoro è di poco oltre il 4,5% sul totale dei ricavi. Si vuole arrivare alla schiavitù per essere più competitivi e per vendere la carne con qualche centesimo in meno al chilo?
Questa è una strada ed una strategia sbagliata per il nostro settore, ma anche per una delle economie più importanti dell’Italia. Non possiamo non vedere che lungo la filiera della carne suina c’è chi i guadagni li ha fatti, come i salumifici, ma anche come non viene valorizzata la carne suina nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO), spesso considerato come un “prodotto civetta”.
Da tempo le nostre organizzazioni sindacali modenesi sostengono la necessità di ricomporre la filiera della carne, a partire dagli allevamenti, passando per i macelli e i salumifici per arrivare infine alla GDO.
E’ ormai giunto il tempo che tutta la filiera, in particolare GDO e grandi imprese salumiere, rimettano al centro la responsabilità sociale d’impresa, l’etica, la qualità dei prodotti, ma anche le condizioni di lavoro dei lavoratori che producono questi importanti prodotti. Tutti i soggetti della filiera devono smettere di scaricare sugli anelli più deboli la loro competitività. Nella filiera c’è chi viene schiacciato, ma anche chi fa grandi profitti e a pagare sono sempre gli stessi: i lavoratori!
La vostra vertenza è anche la nostra! Vi siamo vicini e auspichiamo che si possa trovare una soluzione positiva
Carpi (MO), 24 novembre 2011

RSU ITALCARNI Carpi (MO)

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