STRANIERI A SCUOLA: CLASSI GHETTO O CLASSI APERTE?

30 Set 2013

 

di Vincenzo Intermite

La decisione presa a Costa Volpino in provincia di Bergamo e a Landiona in provincia di Novara da alcune famiglie di ritirare i propri bambini dalle rispettive classi perché a composizione prevalentemente straniera, riporta in primo piano la questione della coesistenza, nell’istituzione scolastica, di alunni di diversa provenienza geografico ed etnica.

Il problema era già stato affrontato alcuni anni fa dal governo Berlusconi tramite l’allora Ministro dell’istruzione Gelmini, che, con la consueta e opportunistica accondiscendenza al meschino razzismo infarcito di superficiali e approssimative teorie pseudosociologistiche della Lega Nord, aveva posto alla presenza straniera nelle classi un tetto massimo del 30%, come se una più elevata quota di bambini di diversa provenienza nelle aule potesse essere, per chissà quale motivo, dannoso agli alunni autoctoni.

Si sostiene, in difesa di questo tipo di scelte e di provvedimenti legislativi, che gli alunni stranieri, non conoscendo la lingua italiana, rallentano il regolare svolgimento delle lezioni, pregiudicando, così, la preparazione dei bambini italiani. Questo tipo di giustificazione evidenzia una sostanziale ignoranza, più o meno voluta, sia in merito all’attuale composizione demografica italiana, sia in campo pedagogico e didattico.

Infatti, l’asserto che tutti gli alunni stranieri non conoscono la lingua italiana è manifestamente falso e può essere sostenuto o da coloro che hanno scarsa dimestichezza con la pratica di analizzare fatti e fenomeni prima di esprimere pareri, o da chi, pur di dimostrare una propria tesi in maniera fittizia e artefatta per biechi e disonesti motivi propagandistici ed elettoralistici, sono disposti a divulgare fattoidi sideralmente lontani dalla realtà. Si dimentica o si fa finta di dimenticare che molti alunni, considerati, in base alla vigente normativa, “stranieri”, di fatto non lo sono, perché o sono cresciuti in Italia per gran parte della loro vita, o sono addirittura nati in Italia; in entrambi i casi hanno acquisito la stessa padronanza della lingua dei loro coetanei italiani.

Ma la tesi del tetto massimo, o quella ancora più radicale avanzata dal presidente della provincia autonoma di Bolzano Luis Durwalder delle classi per soli stranieri, appare infondata anche nelle circostanze nelle quali, e ve ne sono, gli alunni stranieri non abbiano ancora avuto modo di apprendere la lingua. In tal caso, infatti, bisognerebbe avanzare la stessa proposta per i bambini disabili dal momento che anche questi sembrano rallentare i ritmi di apprendimento dell’intera classe, e tornare alle famigerate classi differenziali. Una tale posizione appare, oltre che incivile, anche anacronistica e in contrasto con i più recenti risultati della ricerca in campo psicopedagogico circa la formazione delle classi in tutti gli ordini e gradi di istruzione.

In base a tali ricerche risulta che è preferibile l’eterogeneità all’omogeneità sotto tutti i punti di vista, perché la formazione non è solo il frutto della lezione frontale svolta in classe dall’insegnante, ma anche il risultato delle relazioni che nascono fra gli alunni, i quali quanto più sono fra loro diversi, tanto più contribuiscono al progressivo, vicendevole arricchimento: così non si formano classi interamente composte da alunni che presentano un buon trend sul piano del profitto e classi interamente composte da alunni con profitto insufficiente, né si formano classi di alunni “normodotati” separate da quelle di alunni disabili (che, per quanto possa sembrare strano, tanto offrono in termini di formazione ai loro compagni); allo stesso modo e per le stesse ragioni appare molto più proficuo formare classi eterogenee piuttosto che omogenee anche dal punto di vista etnico.

Elementi all’interno delle classi che presenteranno maggiori difficoltà di apprendimento e obbligheranno l’insegnante a rallentare il proprio ritmo di lavoro ve ne saranno in ogni caso, e il docente non può e non deve mai sottrarsi al dovere professionale di guidare anche questi alunni verso una preparazione dignitosa qualunque sia la loro condizione sociale, psicologica, etnica, ecc; la questione delle difficoltà linguistiche di una parte degli alunni stranieri si risolve da sé: lo sanno anche i bambini che le lingue si apprendono più facilmente e celermente ponendosi nella condizione di doverle usare: l’apprendimento della lingua sarà più facile in classi etnicamente eterogenee, e molto lento, se non impossibile, nelle classi ghetto teorizzate dai leghisti e da Luis Durwalder.

http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie/cronaca/13_settembre_10/costa-volpino-bergamo-no-classe-solo-stranieri-smistati-elementari-2223011123634.shtm

http://www.huffingtonpost.it/2013/09/10/bambini-rom-scuola_n_3900571.html

http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/13/09/11/landiona-classi-intervista.html

http://www.stranieriinitalia.it/attualita-scuola._il_governatore_di_bolzano_istituti_separati_per_i_figli_degli_immigrati_17282.html

http://www.salto.bz/de/article/07062013/tutti-contro-le-scuole-separate-stranieri

 

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