UNA RAGIONE IN PIU'

28 Set 2011

 

di Ciro Spagnulo

Puntuale l’Istat riconferma che in Italia il lavoro irregolare è uno dei grandi problemi dell’economia. Secondo i dati che l’istituto ha diffuso il mese scorso, nel 2010 ha lavorato irregolarmente il 10,3% degli occupati, 2.548.000 persone. In particolare, 2.101.200 erano dipendenti (l’11,1% del totale) e 446mila indipendenti (il 7,7% del totale). Nel complesso nel 2010 tra regolari e irregolari erano 24.643.00 gli occupati, con un calo di 196mila unità rispetto all’anno prima. Il calo ha riguardato quasi esclusivamente l’occupazione regolare (191mila in meno), mentre l’occupazione irregolare è rimasta stabile. Il lavoro irregolare non solo rappresenta una perdita di efficienza per il sistema economico, ma sottrae ricchezza alla collettività. Contrastarlo seriamente permetterebbe al Paese di recuperare risorse utili a superare il momento difficile che attraversa. Ma è un orecchio dal quale il governo non sente. Anzi usa strumentalmente il lavoro irregolare per diminuire le tutele dei lavoratori. Il Segretario Confederale della Cgil Fammoni ricorda che uno degli slogan di inizio legislatura del governo era: ‘meglio un lavoro qualsiasi che lavorare in nero, la precarietà come fase di ingresso verso un lavoro stabile’. Il risultato è quello certificato dall’Istat: cresce il lavoro irregolare e diminuisce quello regolare; è precario l’80% dei nuovi assunti; sono due milioni i disoccupati e 500 mila i lavoratori in Cassa integrazione; si allarga il ricorso al part time involontario con un numero di ore assai basso. “Sono fatti” , denuncia Fammoni, “che delineano una situazione impressionante di difficoltà del lavoro”. Ed ecco perché, aggiunge Fammoni, “bisogna cambiare e perché la CGIL ha deciso la grande manifestazione nazionale di fine novembre sul lavoro e per il lavoro”. I cittadini stranieri hanno una ragione in più per partecipare. Pur non risparmiando nessuno, il lavoro irregolare colpisce soprattutto loro: inevitabilmente gli sprovvisti di permesso di soggiorno, ma anche tutti gli altri.

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