03 Ago 2026 affitti, affitti brevi, affitti transitori, modena, sunia,
Commento di Roberta Orfello della Segreteria Confederale della Cgil, sulla recente denuncia del Sunia
Quanto denunciato dal Sunia rappresenta solo la punta di un iceberg. Sette metri quadrati sono una dimensione inaccettabile: siamo ormai alla mercificazione degli sgabuzzini.
È necessario ripensare un intero modello di sviluppo. Questi sono i diretti effetti di un sistema che specula e massimizza i profitti sui bisogni fondamentali dei lavoratori e delle persone.
É da condannare anche quanto emerso dalla denuncia del Sunia rispetto alla prassi di addebitare all’affittuario spese di gestione del tutto scollegate da quelle condominiali effettivamente sostenute, al solo scopo di gonfiare il canone. La casa è il centro di tutto: dal posto dove tornare la sera, a luogo di cura, a luogo di relazione. Lavoratori e cittadini si trovano stretti da una tenaglia: da un lato il bisogno incombente di avere accesso ad alloggi a costi accessibili, compatibili con i redditi disponibili; dall’alto lato la necessità di mettere in campo politiche abitative capaci di disincentivare la speculazioni e le rendite.
Proprio il contrasto alle rendite è un nodo fondamentale, ma altrettanto divisivo in termini politici.
In questi anni la massimizzazione delle rendite sulla casa non è stato un obiettivo perseguito solo dai grandi fondi o delle società immobiliari. Occorre anche riconoscere che nel vasto mercato degli affitti hanno trovato rifugio anche tanti piccoli proprietari, per i quali l’eredità di un piccolo appartamento, ha rappresentato l’occasione per integrare gli importi modesti della pensione o dello stipendio.
Per rendere meno appetibili le rendite occorre innanzitutto rimettere al centro la questione salariale, il sostegno delle pensioni e potenziare lo strumento del canone concordato: meccanismo che in questi anni ha consentito di fare incontrare il bisogno degli affittuari con la responsabilità sociale dei proprietari.
Servono quindi politiche nazionali strutturali e azioni locali incisive. Resta ancora tutto da vedere cosa comporterà questo Piano nazionale per la casa; al momento possiamo solo contestare che gli stanziamenti previsti da questo Governo sono insufficienti.
Anche qui a Modena pur continuando positivamente a incentivare il canone concordato, abbiamo assistito a soluzioni che non ci convincono, come il progetto “CampusX” che propone alloggi per studenti e giovani professionisti a canoni elevati e senza quindi, soddisfare le reali esigenze di chi si trasferisce a Modena per studio e/o lavoro.
Abbiamo, inoltre bisogno di fare chiarezza in merito agli accordi che sono stati annunciati tra Comune di Modena con Seta e con le aziende sanitarie per mettere a disposizione di autisti e personale sanitario degli alloggi. La finalità è sicuramente condivisibile, ma ne siamo venuti a conoscenza a mezzo stampa: ad oggi non sappiamo quanti alloggi saranno a disposizione, chi li gestirà, gli eventuali costi a carico della collettività e quelli a carico del singolo lavoratore, né tantomeno quali saranno i criteri d’accesso.
Un’esistenza libera e dignitosa non può prescindere da un’abitazione adeguata; continuare a considerare la casa solo un bene di mercato vuol dire rassegnarsi a una città in cui la forbice delle disuguaglianze si allarga sempre più: da un lato si accumulano profitti e rendite, dall’altra lavoratrici e lavoratori sempre più precari, pensionati più fragili che non possono permettersi di vivere in città.
Il costo degli affitti sta plasmando sempre di più le scelte degli studenti rispetto all’Università da frequentare e quelle dei lavoratori che sempre più spesso, seppur selezionati o vincitori di un concorso pubblico, si trovano costretti a rinunciare al posto di lavoro, perché lo stipendio non basta a coprire i costi dell’affitto.

