08 Ago 2026 edilizia, fillea, infortunio mortale, morti sul lavoro, salute sicurezza,
La morte del lavoratore di 60 anni avvenuta ieri in un cantiere edile a Salto di Montese è una tragedia che colpisce profondamente tutta la nostra comunità. Come Fillea CGIL Modena esprimiamo vicinanza e cordoglio alla famiglia, ai colleghi e a tutte le persone che gli erano vicine. Ma di fronte all’ennesimo lavoratore che esce di casa per guadagnarsi da vivere e non vi fa più ritorno, il cordoglio non può bastare.
Queste sono morti del dovere. Donne e uomini che perdono la vita mentre stanno facendo il proprio lavoro e ai quali dobbiamo molto più di una dichiarazione di dolore il giorno dopo: dobbiamo garantire il diritto di tornare a casa sani e salvi alla fine di ogni turno.
I numeri continuano a raccontare una situazione inaccettabile. Nel 2025 sono state denunciate all’Inail 1.093 morti sul lavoro. Significa, considerando anche gli infortuni mortali in itinere, circa tre vittime ogni giorno.
Non possiamo quindi continuare a parlare di fatalità, di “morti bianche” o limitarci a considerare ogni episodio come un incidente isolato. Quando un fenomeno si ripete con questa frequenza, parlare soltanto di incidente rischia di nascondere una responsabilità che è invece collettiva. Sono morti sul lavoro, sono operaicidi.
La sicurezza non può essere un adempimento burocratico né qualcosa su cui intervenire soltanto dopo che una persona ha perso la vita. Servono più prevenzione, più controlli e presidi nei luoghi di lavoro, più personale ispettivo, una formazione vera e continua, costruita sulle condizioni concrete in cui si lavora. Serve contrastare con decisione ogni forma di irregolarità e ogni organizzazione del lavoro che metta tempi, produzione e profitto davanti alla salute e alla vita delle persone.
Nel settore delle costruzioni questo impegno deve essere ancora più forte: cantieri, mezzi, lavorazioni in quota, movimentazione dei materiali e attività particolarmente rischiose richiedono attenzione quotidiana e responsabilità lungo tutta la filiera, a partire dalle imprese e dalle committenze.
La sicurezza deve essere garantita prima che accada una tragedia, non ricostruita dopo.
Il lavoro deve essere uno strumento di dignità, autonomia ed emancipazione, il luogo attraverso il quale una persona costruisce il proprio futuro e quello della propria famiglia. Non può trasformarsi nel luogo in cui quel futuro viene spezzato. Per questo la morte avvenuta a Montese ci chiama ancora una volta tutti in causa: istituzioni, imprese, organizzazioni sindacali e l’intera società. Contrastare le morti sul lavoro è una responsabilità collettiva e deve diventare una priorità politica permanente.
Non possiamo abituarci. Non possiamo considerare normale che in Italia si continui a morire di lavoro.
Fillea CGIL Modena

