05 Nov 2026 20 novembre 2026, cgil, flc, modena, sciopero, sciopero generale, scuola, scuola pubblica, tagli,
La Legge di Bilancio 2027 interviene nuovamente sugli organici della scuola pubblica, con una riduzione di personale che avrà conseguenze pesanti anche sul sistema scolastico modenese. Una scelta che non può essere considerata un semplice adeguamento alla diminuzione della popolazione studentesca, perché dietro i numeri ci sono la qualità della didattica, il diritto all’istruzione, la sicurezza degli alunni e le condizioni di lavoro di migliaia di persone.
I numeri nazionali, elaborati dal sindacato scuola Flc Cgil, parlano chiaro: dal 2027/2028 sono previsti altri 4.925 posti in meno per i docenti e 2.049 per il personale ATA. Questi tagli si aggiungono a quelli già previsti dalla precedente legge di Bilancio, che hanno sottratto 5.660 posti di docenti e 2.174 posti ATA. Il risultato è una riduzione complessiva di 14.808 posti nel giro di tre anni: 10.585 docenti e 4.223 ATA.
“Una riduzione che indebolisce strutturalmente la scuola statale e che rischia di compromettere ulteriormente la capacità degli istituti di garantire un servizio adeguato alle esigenze degli studenti e delle famiglie. Il calo demografico non può diventare l’alibi per avere classi più numerose” afferma Eleonora Verde segretaria Flc Cgil Modena.
La questione è particolarmente grave perché la riduzione degli organici non si traduce automaticamente in un miglioramento del rapporto tra studenti e insegnanti. Al contrario, con meno docenti e parametri organizzativi che non vengono ripensati in funzione della qualità dell’insegnamento, il rischio concreto è quello di avere classi più numerose, meno possibilità di seguire i bisogni individuali degli alunni, meno attività di recupero e potenziamento e maggiori difficoltà nel garantire inclusione e continuità didattica.
“La diminuzione degli studenti dovrebbe rappresentare un’opportunità per ridurre il numero di alunni per classe, rafforzare il tempo scuola, garantire maggiore attenzione educativa e investire sulla qualità degli apprendimenti. Il Governo sceglie invece di trasformarla in una riduzione della spesa e del personale” aggiunge Aurora Ferrari della segreteria Cgil Modena.
C’è poi un elemento che non può essere ignorato: la riduzione degli organici non può avvenire in modo puramente proporzionale al calo degli iscritti. “La scuola non è un servizio che può essere organizzato esclusivamente sulla base di un rapporto numerico – proseguono le sindacaliste Cgil – Deve garantire il diritto all’istruzione in ogni territorio, anche nei comuni più piccoli, nelle aree interne e nei territori montani, dove mantenere un presidio scolastico significa contrastare lo spopolamento, garantire pari opportunità e tutelare la coesione delle comunità. I piccoli comuni e le zone di montagna hanno diritto di continuare a esistere, e la scuola è una condizione essenziale perché questo diritto sia concreto”.
Anche il personale ATA è investito da una riduzione che mette a rischio il funzionamento quotidiano delle istituzioni scolastiche. Le segreterie amministrative sono già sottoposte a carichi di lavoro crescenti, aggravati dagli accorpamenti e dalla riduzione delle autonomie scolastiche. Ulteriori tagli significano meno personale per gestire pratiche, iscrizioni, graduatorie, rapporti con le famiglie e adempimenti sempre più complessi. Le segreterie rischiano di essere ridotte a strutture incapaci di sostenere adeguatamente il lavoro delle scuole.
La situazione dei collaboratori scolastici è altrettanto preoccupante: sono loro a garantire l’apertura degli edifici, la vigilanza, l’assistenza agli alunni, la sorveglianza durante gli spostamenti e la pulizia degli ambienti. Ridurre ulteriormente queste figure significa indebolire funzioni essenziali e incidere direttamente sulle condizioni di sicurezza.
“La sicurezza non si garantisce con le circolari, ma con le persone, le risorse e gli investimenti. – commentano Verde e Ferrari – È inaccettabile che, mentre aumentano le responsabilità delle istituzioni scolastiche, non si prevedano risorse adeguate per la manutenzione, la prevenzione, la messa in sicurezza degli edifici e la tutela di chi ogni giorno li vive e ci lavora”.
Per Modena queste non sono preoccupazioni astratte. Gli effetti dei precedenti tagli sono già visibili: nell’anno scolastico 2026/2027 gli organici ATA della provincia sono passati da 2.636 a 2.598 posti, con una perdita di 38 unità. Già nel precedente passaggio sugli organici dei collaboratori scolastici erano stati sottratti 20 posti alle scuole modenesi. Inoltre, le immissioni in ruolo hanno coperto appena il 35% dei posti vacanti e disponibili dopo la mobilità, lasciando il restante 65% affidato alle supplenze.
Sono numeri che raccontano una difficoltà già presente e che rendono ancora più preoccupante l’ulteriore riduzione prevista dalla nuova manovra.
“Non possiamo accettare che la scuola venga progressivamente impoverita, che si riducano gli organici e che si scarichino sulle lavoratrici e sui lavoratori responsabilità sempre maggiori, chiedendo loro di garantire gli stessi servizi con risorse sempre più insufficienti” chiosano le sindacaliste Cgil.
Per queste ragioni, Flc e Cgil Modena saranno in piazza il 20 novembre, in occasione dello sciopero generale proclamato dalla Cgil.
La mobilitazione riguarda la scuola, ma non soltanto la scuola. È una battaglia per cambiare le priorità della Legge di Bilancio e rimettere al centro il lavoro, i salari, le pensioni e i servizi pubblici. Chiediamo maggiori investimenti nella sanità, nell’istruzione e nelle politiche sociali, risorse per il rinnovo dei contratti e il recupero del potere d’acquisto, una fiscalità più equa, il contrasto alla precarietà e maggiori tutele per chi lavora. Chiediamo inoltre di fermare la corsa al riarmo e di destinare le risorse pubbliche ai bisogni reali delle persone.
Il 20 novembre saremo in piazza per difendere la scuola pubblica e il futuro dei nostri territori.
Perché una scuola con meno insegnanti, meno personale ATA, segreterie impoverite, classi più affollate e strutture non adeguatamente sicure non è una scuola che si adegua al cambiamento demografico: è una scuola alla quale si stanno sottraendo risorse e possibilità.
La scuola pubblica non è un costo da ridurre. È un investimento irrinunciabile per il futuro della comunità.
Modena, 5/11/2026


