REFERENDUM SVIZZERO/CGIL LOMBARDA . PREOCCUPAZIONE PER I FRONTALIERI. UN PIANO PER AFFRONTARE LA SITUAZIONE

13 Feb 2014

 

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In una nota congiunta, la Cgil Lombardia e le Camere del Lavoro di Como, Varese e Sondrio esprimono preoccupazione per l’esito del referendum in Svizzera perché mette in discussione la libera circolazione delle persone sancita dagli accordi tra Svizzera e Comunità Europea.

“Le ripercussioni si faranno purtroppo sentire anche per i circa 60.000 lavoratori e lavoratrici frontalieri italiani, scrivono i sindacati, “donne e uomini che in tutti questi anni hanno contribuito moltissimo alla crescita economica e al benessere della vicina Svizzera, magari svolgendo i lavori più umili e rifiutati dagli svizzeri stessi”.

Per i sindacati “le motivazioni di questo risultato elettorale vanno analizzate seriamente; oltre ad un razzismo nemmeno molto nascosto nei confronti dei lavoratori italiani e non solo, che respingiamo nel modo più assoluto, è necessario comprendere perché una terra che da sempre ha fatto dell’accoglienza e dell’ospitalità un elemento costitutivo, abbia compiuto una scelta come questa”.

Già da parecchio tempo, dicono, “assieme ai sindacati svizzeri, avvertivamo il rischio del diffondersi di un clima ostile ai lavoratori frontalieri, tanto è vero che lo avevamo evidenziato negli incontri fatti negli scorsi mesi con la Regione Lombardia, nel corso dei quali avevamo chiesto di affrontare le tematiche inerenti il frontalierato proprio per evitare di arrivare a queste conclusioni. Assieme avevamo anche chiesto ai partiti politici di farsi promotori nei confronti del nostro Governo, di un tavolo permanente per discutere e risolvere i problemi dei frontalieri. Abbiamo anche ottenuto un primo risultato, infatti il Parlamento ha approvato un ordine del giorno che chiede al Governo l’apertura di questo confronto”. Ora “l’esito del referendum di domenica obbliga il Governo ad accelerare la costituzione del tavolo”.

Per i firmatari della nota, la crisi che investe l’Italia e tutta l’Europa accentua certe problematiche: “aumentano i lavoratori e anche le aziende che varcano il confine per lavorare, sempre più numerosi sono i casi di aziende italiane che anche in Svizzera non rispettano contratti e leggi, provocando come è ovvio numerosi problemi di concorrenza sleale, così come spesso i lavoratori italiani sono costretti ad accettare condizioni salariali inferiori a quelle contrattuali, creando così un dumping salariale”. E aggiungono: “L’esito di questo referendum rappresenta anche un avvertimento preoccupante in vista delle imminenti elezioni europee: il razzismo, l’odio nei confronti di chi è “straniero”, la guerra tra poveri, sono tutti sintomi che ci impongono di costruire tutti assieme un’Europa dei popoli e del lavoro e non solo delle banche e della finanza”.

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