IMMIGRATI E MOBILITÀ SOCIALE

29 Ago 2014

 

Esiste una relazione tra tempo di permanenza in Italia e miglioramento della condizione lavorativa? A questa domanda tenta di rispondere uno studio della Fondazione Leone Moressa, che ha analizzato la condizione occupazionale degli stranieri in Italia suddividendoli per periodo di arrivo nel nostro paese: gli immigrati prima del 2001 (prima della Legge Bossi-Fini), gli immigrati tra il 2001 e il 2006 e, infine, gli immigrati negli ultimi 7 anni (coincisi con l’allargamento UE ai paesi dell’Est e con la crisi economica).

Gli stranieri residenti in Italia da più tempo, mediamente svolgono lavori più qualificati e tendono ad intraprendere professioni autonome. La media dimostra inoltre una maggior tendenza da parte degli immigrati di lungo periodo ad avere contratti a tempo indeterminato e ad avere una retribuzione oraria netta superiore del 17,0% rispetto a quella degli ultimi arrivati.

Anche il fenomeno del sotto-inquadramento (percentuale di lavoratori in possesso di un titolo di studio più elevato rispetto a quello prevalentemente richiesto per svolgere quella professione) è più diffuso tra gli immigrati fra il 2001 e il 2006 (44,3%) e dopo il 2006 (42,4%). Gli stranieri immigrati prima del 2001, invece, registrano una quota di sotto-inquadramento inferiore al 40%, in ogni caso nettamente superiore al livello dei lavoratori italiani (21,8%). Questo potrebbe confermare come, oltre un certo numero di anni di permanenza in Italia, sia più facile accedere a professioni adeguate al proprio titolo di studio.

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