TFR IN BUSTA PAGA: OLTRE IL DANNO, LA BEFFA

17 Ott 2014

Modena, 17 ottobre 2014

Le prime anticipazioni della Legge di Stabilità hanno molto deluso la CGIL perché non si affrontano i veri nodi strutturali della crisi nel nostro paese, come la corruzione e l’evasione fiscale, e non si promuovono investimenti per creare occupazione.

La cruda realtà è che si taglia la spesa pubblica che è quella che alimenta i servizi ai cittadini attraverso l’azione degli Enti locali e si cerca di incamerare risorse dai soliti noti.

Uno dei casi emblematici è quello dell’opzione del TFR in busta paga.

Si utilizza il bisogno delle persone che non arrivano a fine mese per spingerle a chiedere la liquidazione del TFR su base mensile ed in questo modo aumentare la tassazione che da “separata” (23%) passa ad ordinaria (mediamente oltre il 30%) e col vantaggio per le casse dell’Erario di anticipare il versamento tributario.

Viene salvaguardata la volontarietà, indubbiamente, ma se viene esercitata questa opzione non la si può cambiare fino a Giugno 2018 in modo da assicurare il maggior gettito fiscale per un periodo consistente.

Sottrarre il TFR ai Fondi pensione, inoltre, assesta un duro colpo alla tenuta della previdenza integrativa che è invece necessario per dare sicurezza di prestazioni decorose ai giovani.

A questa manovra poi si accompagna la scelta scellerata di aumentare dal 11% al 20% l’imposizione fiscale sul netto maturato dai fondi pensione che indubbiamente ne disincentiva l’investimento, senza dimenticare che in questo modo si perde anche il contributo versato dall’azienda al fondo pensione, e il fatto che i fondi hanno reso molto di più del TFR lasciato in azienda.

C’è, inoltre, un aspetto di non secondaria importanza: la liquidazione del TFR è per molti piccoli imprenditori un deterrente importante a facili licenziamenti. Spesso non si licenzia perché non si ha la liquidità per chiudere un rapporto di lavoro.
Se si finanzia l’operazione di anticiparlo mensilmente attraverso comodi tassi d’interessi viene meno anche questo scrupolo, senza contare che la garanzia della Cassa depositi e prestiti scarica sulla collettività il rischio delle aziende che risultassero inadempienti verso le banche a fine rapporto di lavoro.

Si crea, quindi, un danno pesantissimo ai quale si aggiunge la beffa di addossarne tutto il costo ai lavoratori; si fa in sostanza la patrimoniale col risparmio previdenziale!

Tamara Calzolari, Segreteria Cgil Modena

Tamara Calzolari, segreteria Cgil Modena

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