LE DIVERSITÀ LINGUISTICHE IN ITALIA

11 Dic 2014

Le diversità linguistiche in Italia è il tema al centro di uno studio finanziato dal Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini di Paesi terzi e da ISTAT e Ministero dell’Interno. Alcuni risultati sono stati riassunti nella Newsletter Fei n. 4.

Le lingue madri. Il rumeno è la lingua di origine più diffusa tra i migranti residenti in Italia: è indicata come lingua madre da quasi 800 mila persone (21,9% della popolazione straniera di 6 anni e più). Seguono l’arabo (oltre 475 mila persone, 13,1%), l’albanese (380 mila) e lo spagnolo (255 mila). L’italiano si colloca immediatamente dopo, al quinto posto: è la lingua madre di oltre 160 mila migranti in Italia (il 4,5% della popolazione straniera di 6 anni e più). Nel 16,8% dei casi si tratta di cittadini albanesi, nel 12,1% di marocchini e nell’11,1% di rumeni, comunità in cui è più significativa la presenza di giovani di seconda generazione. Tra i minorenni, è di madrelingua italiana uno su quattro. Tra le lingue madri più diffuse seguono poi il cinese, il russo, l’ucraino, il francese.

I corsi di italiano. Tra i maggiorenni, i corsi di italiano sono seguiti da 17 migranti su 100.

I contesti d’uso della lingua italiana: famiglia, lavoro, amici. La lingua parlata prevalentemente in famiglia è l’italiano per il 38,5% degli stranieri di sei anni e più. L’uso della lingua italiana nei luoghi di lavoro accomuna invece oltre il 90% degli stranieri, a prescindere dalla lingua e dal Paese di origine. Sono i cittadini delle comunità albanese (65,9%) e rumena (64,6%) , invece, a parlare più frequentemente in italiano con gli amici. Meno inclini a usare l’italiano sono i cinesi, in tutti e tre i contesti di riferimento: famiglia (9,5% rispetto al 38,5% del totale stranieri), amici (30,8% rispetto al 60%) e lavoro (51% rispetto al 91,3%).

La comunicazione in lingua italiana. Il 39,2% delle persone che hanno partecipato all’indagine dichiara di non avere alcuna difficoltà a scrivere e a leggere, né a comprendere o ad esprimersi in italiano, a fronte del 60,8% che manifesta almeno qualche difficoltà. L’incidenza delle persone che hanno difficoltà cresce con l’aumentare dell’età, ovvero si riduce tra i giovani sotto i 25 anni. Tra chi è arrivato in Italia prima dei 16 anni si registrano quote elevate di persone che non hanno alcuna difficoltà a leggere (73,3%) e a scrivere (71,8%) in italiano. Sono oltre la metà, invece, gli stranieri che entrati in Italia a 35 anni o più manifestano difficoltà a comprendere e parlare l’italiano (rispettivamente 52,2% e 55%). Le maggiori difficoltà riguardano la scrittura e, in misura minore, la lettura rispetto alle abilità legate alla lingua parlata. Guardando alla lingua come strumento di accesso alle informazioni, l’indagine rileva che il 37,5% dei cittadini migranti ha difficoltà a capire il telegiornale in lingua italiana. Il 39% ha invece difficoltà nell’interagire al telefono con persone di lingua madre italiana e negli uffici pubblici.

I risultati integrali dell’indagine sono reperibili cliccando qui.

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