QUANTI MORTI ANCORA PRIMA CHE L’EUROPA SI SVEGLI?

15 Apr 2015

 

Ancora morti a pochi passi dalle coste della Libia. Si è rovesciato l’ennesimo barcone dei disperati che cercano di raggiungere le nostre coste. Mentre scriviamo sono nove i corpi recuperati dalla Guardia costiera italiana, ma potrebbe trattarsi di un bilancio ancora provvisorio. E testimoni riferiscono di un altro naufragio con centinaia di vittime. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), pur elogiando l’impegno autorità italiane, che negli ultimi giorni hanno soccorso 5,500 migranti e rifugiati in mare, rinnova l’appello urgente affinché il soccorso in mare venga rafforzato e diventi di gestione europea. “I morti nel Mediterraneo nel 2015 infatti sono ben oltre 500”, scrive, “un numero trenta volte più alto rispetto allo stesso periodo del 2014. Questi dati dimostrano che le attuali forze in campo non sono sufficienti ad affrontare i flussi attuali e che senza adeguate operazioni di monitoraggio, ricerca e soccorso in mare è inevitabile che molte altre persone perderanno la vita nel tentativo di raggiungere la salvezza in Europa”. Chiede, in particolare, di garantire alternative legali e sicure per coloro che fuggono da conflitti e persecuzioni, in modo che essi non siano costretti ad intraprendere pericolose traversate via mare.

Anche il Centro Italiano Rifugiati (CIR) si rivolge all’Europa:” Alla guardia costiera e alla marina militare italiana va il nostro grande apprezzamento: senza il loro continuo intervento, e il loro coordinamento con le navi commerciali, questa macabra conta vedrebbe numeri sicuramente maggiori. Ma dobbiamo purtroppo rimarcare ancora una volta l’assenza totale di un adeguato intervento europeo. Nonostante le tante richieste non è stato elaborato alcun nuovo orientamento strategico e non sono cambiate le regole di ingaggio di Frontex. È evidente che il salvataggio in mare di migliaia di persone non può rimanere un tema solo italiano” dichiara Christopher Hein, direttore del CIR. Ed anche il CIR denuncia che “a dispetto di tanti buoni propositi, a livello italiano ed europeo non sono state attuate azioni risolutive per permettere l’accesso protetto di rifugiati e richiedenti asilo. Nonostante le modalità siano diverse e invocate da tempo: il reinsediamento, i trasferimenti umanitari, le sponsorizzazioni, il rilascio di visti umanitari e la possibilità di richiedere asilo da fuori i confini dell’Unione. Ma sono pochissimi i rifugiati entrati in Europa grazie a queste previsioni, una goccia nel mare. Dall’altra parte, sono sempre più i migranti economici costretti ai viaggi via mare da una miope politica migratoria che, in Italia, vede da anni bloccate le quote di ingresso per lavoro”.

Ancora morti a pochi passi dalle coste della Libia. Si è rovesciato l’ennesimo barcone dei disperati che cercano di raggiungere le nostre coste. Mentre scriviamo sono nove i corpi recuperati dalla Guardia costiera italiana, ma potrebbe trattarsi di un bilancio ancora provvisorio. E testimoni riferiscono di un altro naufragio con centinaia di vittime. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), pur elogiando l’impegno autorità italiane, che negli ultimi giorni hanno soccorso 5,500 migranti e rifugiati in mare, rinnova l’appello urgente affinché il soccorso in mare venga rafforzato e diventi di gestione europea. “I morti nel Mediterraneo nel 2015 infatti sono ben oltre 500”, scrive, “un numero trenta volte più alto rispetto allo stesso periodo del 2014. Questi dati dimostrano che le attuali forze in campo non sono sufficienti ad affrontare i flussi attuali e che senza adeguate operazioni di monitoraggio, ricerca e soccorso in mare è inevitabile che molte altre persone perderanno la vita nel tentativo di raggiungere la salvezza in Europa”. Chiede, in particolare, di garantire alternative legali e sicure per coloro che fuggono da conflitti e persecuzioni, in modo che essi non siano costretti ad intraprendere pericolose traversate via mare.

 

Anche il Centro Italiano Rifugiati (CIR) si rivolge all’Europa:” Alla guardia costiera e alla marina militare italiana va il nostro grande apprezzamento: senza il loro continuo intervento, e il loro coordinamento con le navi commerciali, questa macabra conta vedrebbe numeri sicuramente maggiori. Ma dobbiamo purtroppo rimarcare ancora una volta l’assenza totale di un adeguato intervento europeo. Nonostante le tante richieste non è stato elaborato alcun nuovo orientamento strategico e non sono cambiate le regole di ingaggio di Frontex. È evidente che il salvataggio in mare di migliaia di persone non può rimanere un tema solo italiano” dichiara Christopher Hein, direttore del CIR. Ed anche il CIR denuncia che “a dispetto di tanti buoni propositi, a livello italiano ed europeo non sono state attuate azioni risolutive per permettere l’accesso protetto di rifugiati e richiedenti asilo. Nonostante le modalità siano diverse e invocate da tempo: il reinsediamento, i trasferimenti umanitari, le sponsorizzazioni, il rilascio di visti umanitari e la possibilità di richiedere asilo da fuori i confini dell’Unione. Ma sono pochissimi i rifugiati entrati in Europa grazie a queste previsioni, una goccia nel mare. Dall’altra parte, sono sempre più i migranti economici costretti ai viaggi via mare da una miope politica migratoria che, in Italia, vede da anni bloccate le quote di ingresso per lavoro”.

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