MAXIPROCESSO AEMILIA E POI RAPPORTO D.N.A. ULTERIORI CONFERME ALLA NECESSITA’ DEL SINDACATO DI STARE IN CAMPO

27 Lug 2015 processo aemilia,

Dopo l’avvio in gennaio della più grande operazione antimafia al nord, Aemilia arriverà al maxiprocesso con l’autunno, dopo il fine indagini dei primi di luglio ed i numeri sconvolgenti che ne danno una dimensione inedita: 224 avvisi, 117 misure cautelari, sequestri per oltre 330 milioni di beni, aziende, immobili.
E sappiamo bene che Aemilia è solo all’inizio e più “stretta” dell’intera Emilia Romagna!
Oltre 90 faldoni con oltre 70.000 pagine che dovranno essere sfogliate anche dal Sindacato che, come è noto, chiederà di costituirsi parte Civile in quanto parte lesa da reati gravi per lavoro illegale, modalità illegittime e corruttive negli appalti e subappalti, caporalato, sfruttamento e danni contro lavoratori, emarginazione evidente della presenza sindacale in quelle aziende.
Oltre ai sindacati confederali,si auspica che dopo Regione e Reggio,anche le altre Istituzioni locali, a partire da Modena, decidano di proporsi Parte Civile.

Già nella iniziale Ordinanza della DDA di Bologna, a proposito del “caporale” Bolognino che taglieggia e imbavaglia le squadre dei lavoratori calabresi, ne esce un quadro fosco e da manuale sindacale, laddove si scrive “…un’attività organizzata di intermediazione, reclutando manodopera ed organizzando l’attività caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minacce o intimidazioni, approfittando dello stato di bisogno di quei lavoratori…” .

Come non bastasse, l’ultima Relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia aggiunge ed annerisce il quadro emiliano-romagnolo, sul nesso sempre più stretto ed organico fra illegalità economica, lavoro irregolare e malaffare.
A metà di quelle oltre 700 pagine,si riporta l’analisi del Distretto di Bologna – per la regione Emilia Romagna – incentrato sul radicamento delle mafie nazionali,e loro varianti,dentro alla nostra realtà socio economica:
….” Segnale gravissimo,questo della degenerazione del tessuto economico-imprenditoriale, con inevitabili ricadute anche a livello occupazionale, non tanto dal punto di vista quantitativo ma qualitativo. Ovverosia con la alterazione del mercato del lavoro, nel cui ambito si consumano specifici reati in tema di violazione delle norme sull’avviamento al lavoro, classico portato della diffusione delle metodologie mafiose nel citato mercato. Metodologie che inficiano anche le dinamiche sindacali che vedono diminuita -se non neutralizzata- la loro vitalità.
La mafia, in altre parole, ha inquinato tutti gli ingranaggi della macchina della produzione “.

Concetti e parole quasi esattamente assimilabili con una delle nostre tante relazioni sindacali, tenute in questi ultimi anni ai Direttivi dei settori più esposti dell’edilizia, del trasporto o facchinaggio, dell’agroalimentare o terziario, meccanico o chimico-ceramico.
Decine e decine di nostre denunce e segnalazioni agli Organi preposti, vertenze, diffide e cause legali – troppo spesso solitarie – sempre più spesso portatrici di un nesso allarmante e crescente fra:
– modalità irregolari di lavoro, col nero, precarietà, false partite Iva e fasulli soci di cooperative, caporalato sconfinante con tratta di lavoratori stranieri o clandestini.
– evidenti trasformazioni del nostro tessuto produttivo e d’impresa col dilagante fenomeno del subaffitto / appalto / subappalto / cessione di interi rami produttivi all’interno della stessa azienda. Con l’effetto perseguito in diretta, o collaterale, di estromettere la rappresentanza e la contrattazione sindacale dalla normale vita aziendale.
– aperture e/o offerte crescenti di spazi ed occasioni per investimenti di risorse notevoli e di matrice malavitosa: riciclaggio che, lo confermano i dati UIF-Banca d’Italia, vede la nostra regione tra le prime per numero delle segnalazioni sospette.

Dinamiche avviate ben prima,ma consolidate col passaggio drammatico del terremoto e dei connessi meccanismi dell’economia, dell’impresa e del lavoro legati alla ricostruzione.

Modena, 27 Luglio 2015

Franco Zavatti, Cgil Modena-responsabile legalità e sicurezza Cgil Emilia-Romagna

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