CASTELFRIGO E GLI APPALTI: ECCO COME FUNZIONA

06 Nov 2017 appalti, castelfrigo, filt, flai, sciopero,

Castelfrigo, dei fratelli Ciriesi, assegnava in appalto parte della lavorazione carni al Consorzio Job Service con Presidente Tramontano Antonio, in realtà messo in piedi dai Melone (fratello e sorella); il Consorzio affidava la lavorazione alle Cooperative Ilia d.a. e Work Service con Presidenti Avdiu Denis e Hyra Rustem, che si avvalevano di Ilia Miltjan (detto il “codino”) per la gestione dei lavoratori che operano in appalto.
Il costo medio orario di lavoro in Castelfrigo è di 27 euro all’ora, nelle cooperative varia dai 13,5 ai 15,5 euro all’ora attraverso: il mancato rispetto del contratto nazionale di lavoro, che dopo la vertenza del 2016 viene applicato solo a settembre 2017; le giornate di lavoro di 12/14 ore, con parte della retribuzione composta da rimborsi e trasferte per eludere l’imponibile Inps e Irpef, anche con il doppio bonifico (busta paga – ore lavorate in nero).
Come è avvenuto in passato, al momento dell’applicazione del contratto nazionale, o quando sono in corso accertamenti degli organismi deputati, le cooperative cessano l’attività per poi riaprire con altri prestanome.
Tutto ciò sta ancora per accadere con la comunicazione della cessazione dell’attività delle due cooperative sopramenzionate e il conseguente licenziamento dei 128 lavoratori: magari promettendone la riassunzione di una parte con la costituzione di una nuova cooperativa creata ad hoc.
A tutto ciò si aggiunge “l’operazione IVA”: il committente scarica il 22% d’Iva attraverso il pagamento di fatture per gli appalti di opere e servizi al Consorzio, il Consorzio scarica sulle cooperative la stessa IVA, la cooperativa che dovrebbe versare l’IVA allo Stato dopo uno o due anni chiude senza versarla.
Oltre a questo non vengono versati i contributi previdenziali, l’Irap e l’Irpef.
Questo è un sistema devastante, che rende i lavoratori schiavi, che mette gli uni contro gli altri, che mette in crisi chi opera legalmente sul mercato, che rischia anche di pregiudicare la qualità delle produzioni: è un sistema che va debellato.
Lo stiamo denunciando da anni, inascoltati e spesso derisi: è giunto il momento che ognuno faccia la propria parte e faccia saltare il muro di omertà e connivenze.

Antonio Mattioli
Responsabile politiche contrattuali
Segreteria Cgil Emilia Romagna

 

Bologna, 6 novembre 2017

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