ABBIGLIAMENTO A SCUOLA: IL DECORO NON PUÒ DIVENTARE UN CRITERIO DI ESCLUSIONE

23 Set 2026 abbigliamento, carpi, decoro, diritto allo studio, esclusione, flc, inclusione, liceo fanti, rete studenti medi, scuola,

In merito alle recenti dichiarazioni della dirigente scolastica Barbi sull’abbigliamento delle studentesse, riteniamo necessario ricordare che la scuola è innanzitutto il luogo del diritto allo studio, dell’inclusione e della formazione.
“Il diritto all’istruzione è un principio fondamentale del nostro ordinamento e non può essere subordinato a valutazioni soggettive sull’abbigliamento degli studenti – afferma Eleonora Verde segretaria sindacato scuola Flc Cgil Modena – Ci chiediamo, quindi, sulla base di quali criteri concreti si intenda eventualmente rimandare a casa una studentessa perché considerata vestita in maniera non adeguata. Siamo nel 2026 e appare quantomeno anacronistico pensare che le famiglie possano sostenere la spesa necessaria per acquistare differenti tipologie di abbigliamento destinate esclusivamente alla scuola, come se esistesse un guardaroba “corretto” stabilito dall’istituzione scolastica”.
“Ci sorprende, inoltre, – prosegue la segretaria della Flc Cgil – che ancora oggi il dibattito scolastico possa concentrarsi in maniera così significativa sull’aspetto esteriore delle ragazze. Dopo decenni di battaglie culturali e sociali per affermare che una persona non può essere giudicata per come appare o per come si veste, riteniamo che la scuola dovrebbe trasmettere un messaggio diverso: ciò che conta è la persona, il suo comportamento, il rispetto degli altri, la capacità di ascoltare, l’impegno e la partecipazione alla vita scolastica”.
“Se per “decoro” – aggiunge Eleonora Verde – si intende qualcosa che la scuola deve pretendere dai propri studenti, crediamo che debba essere innanzitutto il decoro delle relazioni: rispetto reciproco, educazione, ascolto, responsabilità e impegno. Diversamente, il rischio è quello di riportare il confronto su un terreno che sembrava ormai superato, alimentando persino nostalgie per la divisa scolastica o per un modello di scuola nel quale l’istituzione decide come gli studenti debbano presentarsi. Non è questo, a nostro avviso, il compito della scuola! Siamo quindi curiosi di capire se e come si intenda dare concreta applicazione alle dichiarazioni della dirigente: quali saranno i criteri utilizzati? Chi stabilirà quando un abito sarà ritenuto inadeguato? E, soprattutto, si arriverà realmente a rimandare a casa studentesse perché il loro abbigliamento non sarà ritenuto conforme alle aspettative della dirigenza? Vorremmo una scuola che educhi al rispetto, alla responsabilità e alla libertà e non una scuola che concentra la propria attenzione sull’aspetto esteriore dei propri studenti
Ricordiamo alla dirigente che a scuola il vero decoro è il rispetto!

“Il diritto allo studio e ad un’istruzione di qualità – afferma Frida Fruggeri della Rete Studenti Medi – non può dipendere dall’abbigliamento della studentessa o dello studente. Questa dichiarazione è ancora più preoccupante se inserita nel clima degli ultimi giorni, con le dichiarazioni rilasciate dal ministro Tajani e dell’ex generale Vannacci che collegano la rispettabilità delle donne alla lunghezza dalle loro gonne. Non possiamo permettere che ancora oggi persista l’idea che il valore di una donna, o di una ragazza, dipenda dall’abbigliamento o dall’apparenza e la scuola dovrebbe essere l’istituzione da cui parte la decostruzione di questi stereotipi, non il luogo in cui essi vengono assecondati e alimentati. Le priorità della scuola – conclude Fruggeri – dovrebbero essere ben altre: garantire di fatto il diritto allo studio per tutte e tutti, creare un ambiente che sappia crescere e formare, che educhi al rispetto reciproco, non sicuramente giudicare e punire studentesse sulla base di come si vestono”.

Modena, 23/9/2026

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