CALDO, CGIL CISL UIL: “NON ASPETTIAMO IL PRIMO MALORE. LA SICUREZZA VA ORGANIZZATA ORA”

28 Mag 2026 agricoltura, calore sul lavoro, cgil cisl uil, colpo di calore, edilizia, emergenza calore, esposizione al sole, fillea, flai, lavori stradali, modena, operai florovivaisti, ordinanza calore,


“Occorre intervenire subito, serve ordinanza regionale operativa già a giugno con obblighi chiari per lavorazioni all’aperto e attività più esposte.”
“Non si può aspettare il primo malore, il primo accesso al pronto soccorso, il primo infortunio grave per ricordarsi che il caldo è un rischio vero nei luoghi di lavoro. Regione, Istituzioni locali e associazioni datoriali devono intervenire subito”.
La richiesta arriva da Aurora Ferrari (segretaria Cgil Modena), Domenico Chiatto (segretario generale aggiunto di Cisl Emilia Centrale) e Roberto Rinaldi (coordinatore Uil Modena), unitamente alle categorie dei lavoratori edili – rappresentate da Pietro Imperato (Segretario generale Fillea Cgil), Davide Martino (segretario generale Filca Cisl Emilia Centrale), Luigi Ponticelli (coordinatore Feneal Uil) – e del comparto dell’agroindustria, rappresentato da Claudio Riso (segretario generale Flai Cgil), Daniele Donnarumma (segretario generale Fai Cisl Emilia Centrale) e Ennio Rovatti (Uila Uil).

Il caldo non è un disagio stagionale da sopportare in silenzio. È un fattore di rischio che va valutato, prevenuto e gestito come tutti gli altri rischi per salute e sicurezza”, dichiarano i sindacati confederali e di categoria.
Le alte temperature possono provocare disidratazione, colpi di calore, svenimenti, aggravamento di patologie cardiovascolari e respiratorie, aumento di errori e incidenti.
Il rischio riguarda in particolare quelle attività che si svolgono con esposizione diretta al sole come ad esempio edilizia e lavori stradali, il lavoro nelle campagne legato all’agricoltura e florovivaismo e il lavoro di movimentazione delle merci nei piazzali delle aziende.
Senza escludere ovviamente ambienti chiusi dove spesso si lavora in condizioni di assenza di climatizzazione o con Dpi che appesantiscono il lavoro.

“Chi lavora in queste condizioni non può essere lasciato solo. La salute non è una variabile di aggiustamento della produttività”, proseguono Cgil, Cisl e Uil.
I sindacati chiedono a Confindustria, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Coldiretti, Confagricoltura e a tutte le organizzazioni di categoria di aumentare l’impegno verso le imprese associate.
Alle lavoratrici e ai lavoratori dei settori legati all’edilizia, ai cantieri, all’agroindustria, che rappresentano pilastri dell’economia del territorio modenese e di tutta la regione, è necessario garantire le condizioni affinché le attività produttive non compromettano la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori della filiera.
Occorrono misure concrete: rimodulazione degli orari, con stop alle attività all’aperto tra le 12:30 e le 16 nelle giornate con allerta caldo 2 e 3; acqua fresca e gratuita; aree di riposo ombreggiate o climatizzate; aggiornamento del Dvr sullo stress termico; formazione su sintomi del colpo di calore e primo soccorso; indumenti traspiranti e Dpi adeguati; sorveglianza sanitaria rafforzata per over 55, donne in gravidanza e lavoratori con patologie croniche. “Non servono dichiarazioni generiche. Servono procedure scritte, responsabilità chiare, controlli veri e accordi applicabili azienda per azienda”, sottolineano, ancora, i sindacati.

URGENTE VARARE L’ORDINANZA REGIONALE
Cgil, Cisl e Uil chiedono inoltre alla Regione Emilia-Romagna di emanare con urgenza anche per il 2026 un’ordinanza contro il rischio da calore, estesa da giugno, con obblighi chiari per lavorazioni all’aperto e attività più esposte. L’ordinanza dovrà indicare quando sospendere o rimodulare il lavoro, valorizzare indici di rischio e monitoraggio meteo, coinvolgere Arpae, Ausl e Ispettorato e favorire protocolli territoriali.
Il decreto legislativo 81 del 2008 impone ai datori di lavoro di valutare tutti i rischi, compresi quelli climatici. Davanti a rischi conosciuti e prevedibili, non intervenire significa assumersi una responsabilità pesantissima.
Le organizzazioni sindacali sono disponibili ad aprire un confronto con associazioni datoriali, Provincia, Comuni, Ausl e Ispettorato, anche attraverso il tavolo territoriale dedicato a salute e sicurezza: “Vogliamo evitare che ogni estate si riparta da zero. Il cambiamento climatico è già entrato nei luoghi di lavoro. La risposta deve entrare nei contratti e nell’organizzazione del lavoro”.

Modena, 28 maggio 2026

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