IDOS/LE MIGRAZIONI DI RITORNO NEI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA

23 Ott 2009

 Idos, punto nazionale di contatto dell’EMN-European Migration Network, ha dedicato un volume ai rimpatri assistiti in collaborazione con il Dossier Statistico Caritas/Migrantes e con il supporto del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno.
   “Si tratta di un argomento poco conosciuto,” scrivono i curatori, “perché solitamente si pensa al rimpatrio forzato degli immigrati illegali, che invece non possono essere beneficiari di questi provvedimenti. Ad essere interessate sono solo alcune categorie non molto numerose ma molto importanti: i richiedenti asilo, gli stranieri accolti per motivi umanitari, le persone recuperate dallo sfruttamento sessuale, ecc.”.
   Nel volume, per la prima volta, grazie alla collaborazione dell’Oim (Oganizzazione Internazionale per le Migrazioni) e all’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), vengono raccolti tutti i dati statistici al riguardo: dal 1991 al 2006 si è trattato di 7.223 casi. “Il numero, però, non deve far pensare che si tratti di una posta scarsamente significativa. Infatti, seguendo le riflessioni sviluppate dalla ricerca e riprese dalla Caritas Italiana, l’assistenza può essere uno strumento da estendere a altre categorie di immigrati, evitando così che i flussi irregolari continuino ad essere una voce estremamente dispendiosa per lo Stato e una posta fallimentare per gli interessati”.
   In Italia, il ritorno volontario assistito è stato previsto per la prima volta dalla “Turco-Napolitano” (Legge 286/98) per le vittime dela tratta ed esteso dalla “Bossi-Fini” (Legge 189/2002) ad altre categorie. I beneficiari possono essere divisi in due gruppi: 1)emergenze umanitarie e asilo; 2) vittime di tratta e casi umanitari.
   La parte maggiore dei rimpatri assistiti è strettamente collegata alle emergenze umanitarie e ai flussi di richiedenti asilo. In particolare, dl 1991 al 2001 le emegenze umanitarie, con 5.252 casi, hanno costituito il 72,7 per cento della casistica; i richiedenti asilo, con 797 casi, l’11 per cento (2001/2006); le vittime di tratta, 458 casi, il 6,3 per cento (1999-205) e i casi umani/lavoratori stranieri in difficoltà, 716 casi, il 10 per cento. Per la maggior parte le emergenze umanitarie erano legate alle note vicende balcaniche (inizio anni ’90) e del Kosovo (inizi 2000).
   La ricerca, però, non si propone solo di tracciare un quadro statistico del rimpatrio assistito, ma soprattutto “per preparare il futuro”, che deve sempre più privilegiare misure incentivanti più che coattive.
   “Facendo perno sulla sostenibilità del ‘ritorno’, occorre rendersi tutti conto che mandare via gli irregolari sempre in maniera coattiva, con accompagnamento della forza pubblica, comporta pesanti effetti negativi. Innanzitutto servono più soldi di quanti se ne ha a disposizione, facendo così diminuire quelli previsti per le poltiche di integrazione, che invece hanno un impatto più duraturo. Inoltre queste forme coattive rischiano di essere controproducenti, qualora non vengano limitate a ben precise ipotesi. Diventa, così, necessario pensare ad altre forme di contenimento e siamo lieti di constatare come questa impostazine abbia improntato la relazione finale della Commissione De Mistura chiamata a pronunciarsi sul ruolo che i CPT hanno svolto nel contrasto della irregolarità”.     

   
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