IL DISASTRO DELLE APERTURE DOMENICALI CONFERMATO DAI PRIMI DATI FORNITI DALLE IMPRESE. L'INVITO AI CANDITATI MODENESI DAI SINDACATI DEL COMMERCIO

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Modena, 22 gennaio 2013

 

 

 

Un anno è passato dalla deregulation degli orari, ed è possibile trarre un serio bilancio sui risultati ottenuti dalle imprese che quella “rivoluzione” hanno voluto e ottenuto.

Dal punto di vista dell’occupazione sono state clamorosamente smentite tutte le ipotesi di crescita del personale, ad oggi in vistoso arretramento in tutte le catene della Grande, media e piccola distribuzione. A Modena, nel commercio, potrebbero essere tra 1.200 e 1.500 i posti di lavoro persi nel corso del 2012, dopo decenni di costante crescita di occupati.

Ciò detto restava da verificare il dato delle vendite.

A riferire impietosamente degli effetti reali del combinato tra crisi dei consumi e deregulation orari sui risultati delle imprese ci ha pensato Mario Resca, presidente di Confimprese, associazione che raggruppa 300 marchi commerciali, con 30.000 punti vendita in Italia, presenti in particolare nei Centri Commerciali.

La situazione è drammatica, secondo i dati dell’associazione d’imprese, con un calo di vendite che va dal –6,2% del Sud al –1,6% dell’Emilia Romagna. Dati ai quali va aggiunto il mancato recupero dell’inflazione, superiore al 3%.

A questi dati negativi va aggiunto, sempre secondo Confimprese, l’effetto delle aperture domenicali e festive sui costi aziendali. Non solo, come detto, non sono servite a recuperare vendite, ma allo stesso tempo il costo del lavoro è aumentato tra il 6% ed il 30%. Contro un incremento contrattuale, aggiungono i Sindacati, attorno all’1%, e con salari reali in arretramento del 5%-10%.

Riepilogando: cala l’occupazione, crollano le vendite, le retribuzioni arretrano, ma il costo del lavoro cresce a dismisura. E, nella generale disattenzione e senza alcun controllo pubblico, crescono i prezzi dei beni di largo consumo ben oltre l’inflazione ufficiale.

Sicuramente la domenica è diventata un giorno di importanti vendite, ma come ampiamente prevedibile ciò è dovuto al contestuale trasferimento di vendite dai restanti giorni della settimana e dalla concentrazione delle campagne promozionali più significative proprio in quella giornata. Chi vuole prezzi più bassi, insomma, è obbligato a fare la spesa di domenica.

Quello che Confimprese non dice, e che i Sindacati ripetono da tempo, è che allo stesso tempo è stata devastata la vita di tante persone, donne in particolare, che lavorano nel commercio, ed alle loro famiglie. Sono incalcolabili i costi sociali della riforma voluta da Monti e dalla lobby della Grande Distribuzione, senza alcuna valutazione degli effetti sulla collettività.

Quella del commercio non è stata una liberalizzazione, ma una totale deregulation che non ha eguali in Europa. Tornare ad un quadro di regole, alla restituzione del potere legislativo alle Regioni, è l’obbiettivo di un vasto fronte (Associazioni datoriali, Sindacati, Chiesa cattolica) che sta raccogliendo firme attorno ad un progetto di Legge da presentare al prossimo Parlamento.

Invitiamo i molti candidati modenesi alle prossime elezioni politiche a sottoscrivere quel Progetto di Legge, ed a garantire il proprio impegno per modificare una situazione sempre più intollerabile.

In particolare chiediamo la solidarietà e la vicinanza delle candidate donne, certamente in grado più degli uomini di comprendere cosa vuol dire considerare cosa eccezionale poter trascorrere una domenica in famiglia, o dover organizzare la propria vita basandosi sulla disponibilità di nonni e vicini, in un mondo dove la domenica sono inattivi gli asili e sono fermi gran parte dei trasporti pubblici.

Una condizione, quella delle donne nel commercio, sempre più precaria; “sull’orlo di una crisi di nervi”, verrebbe da dire.

Oppure sull’orlo del rientro a casa, dell’abbandono del lavoro, in una regressione che dovrebbe preoccupare tutti, in particolar modo chi aspira a governare il nostro paese.

 

 

Filcams CGIL, Fisascat CISL, Uiltucs UIL di Modena

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