PREPARARSI A DECIDERE

25 Set 2019 salute sicurezza,

Un tempo si riteneva che il processo decisionale, attraverso la teoria dell’utilità attesa (Expected Utility theory), funzionasse sulla base della tendenza umana a compiere sempre scelte razionali basate su due principi fondamentali: coerenza e massimizzazione (von Neumann e Morgenstern, 1944) e che le emozioni fossero negative in quanto capaci di interrompere i processi di pensiero, andando a sottrarre energia alle risorse cognitive (Simon, 1967). Si tratta di una concezione largamente superata dalla ricerca scientifica nel campo delle neuroscienze.

Oggi sappiamo che, quando ci troviamo a dover affrontare una situazione, nella maggioranza dei casi, ci affidiamo a un sistema di pensiero intuitivo ed esperienziale (Slovic e altri, 2002) o sistema 1 (Stanovich e West, 2000; Kahneman, 2011). Si tratta di un sistema veloce e orientato all’azione immediata, che si attiva in maniera non intenzionale che, il più delle volte, non prende in considerazione più di un elemento alla volta, funzionando spesso al di sotto del livello di consapevolezza. Il suo funzionamento è mediato dall’esperienza passata che gli fornisce i prototipi per le azioni da eseguire. Questa forma di pensiero è tanto più presente quanto più la persona è soggetta alla pressione e all’urgenza di una decisione (Payne, Bettman e Johnson, 1988; Finucane e altri, 2000).

Leggi tutto l’articolo (fonte: puntosicuro.it)

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