12 Feb 2015 salute sicurezza,
di Mohcine El Arrag
Di recente è stato reso noto lo studio “La salute della popolazione immigrata: il monitoraggio da parte dei Sistemi Sanitari Regionale” curato nel 2013 da Agenas, in collaborazione con il Ministero della Salute, con lo scopo, come precedenti rapporti, di rendere disponibile uno strumento che analizza in modo omogeneo, quindi confrontabile tra le regioni, il profilo di salute degli immigrati presenti in Italia e la risposta approntata dai Servizi Sanitari Regionali.
Benché datato, quadro e linee di tendenza risultano ancora attuali, come quando il rapporto osserva che gli immigrati sperimentano nel nostro Paese una serie di condizioni di svantaggio, legate non solo allo sradicamento e alle difficoltà linguistico-culturali, ma anche a problemi di integrazione e di accesso ai servizi, alle sfavorevoli condizioni lavorative, abitative e sociali, che rischiano di compromettere il capitale di salute con cui generalmente arrivano; o come quando osserva che “l’attuale crisi economica può influire sulle dinamiche demografiche e aumenta, particolarmente per le fasce deboli, il rischio di cadere in condizioni di povertà” e che dunque “gli immigrati condividono tali rischi con le fasce socio-economicamente più svantaggiate della popolazione ospite”, con l’aggravante che la condizione di immigrato rappresenta di per sé fattore di rischio per la perdita della salute.
I capitoli più attuali sono quelli relativi alla salute materno infantile, alle malattie professionali e agli infortuni sul lavoro.
Quella materno-infantile risulta ancora essere una delle aree più critiche per la salute delle popolazioni immigrate, afferma il rapporto. L’accessibilità ai servizi socio-sanitari continua a essere condizionata profondamente dalle informazioni e dalle conoscenze che gli stranieri ricevono e dalla qualità della relazione tra operatori e utenti. Tra i problemi più rilevanti per le immigrate vi sono l’insufficiente assistenza nel percorso nascita e l’elevata frequenza di ricorso all’IVG.
Riguardo a infortuni sul lavoro e malattie professionali, il rapporto osserva che è noto che le condizioni lavorative della popolazione immigrata sono molto precarie a causa di insicurezza lavorativa, mancanza di benefits, limitata possibilità di empowerment, povertà, emarginazione e lunghi orari di lavoro. Il grado di precarietà risulta più elevato tra i lavoratori migranti rispetto a quelli non migranti, ed è più alto tra gli immigrati privi di permesso di soggiorno. Tali condizioni hanno un impatto sulle condizioni di salute e gli effetti più evidenti sono rappresentati da tassi di infortunio più elevati: alta incidenza di lavori occasionali, elevata rotazione tra i posti di lavoro, elevato numero di ore di lavoro, rischi fisici e psicologici.
Nonostante sia difficile analizzare le differenze per malattie professionali per la scarsità dei dati, il rapporto ritiene che gli immigrati siano più avvantaggiati dei non migranti a causa dell’effetto “migrante sano”, ma che tale vantaggio si perda rapidamente con il passare del tempo.
- Visita anche la pagina del Dipartimento Salute e Sicurezza della Cgil di Modena

