10 Set 2026 anno scolastico, cattedre, cattedre spezzate, flc, modena, posti orari, scuola,
A cinque giorni dall’avvio delle lezioni, nelle scuole la situazione è tutt’altro che pronta per garantire un regolare funzionamento delle attività didattiche. Non si può chiedere alle scuole di garantire la normalità senza personale, risorse e tempi adeguati.
Il quadro che arriva a seguito delle assemblee che abbiamo svolto, è preoccupante: i nuovi posti orario, ossia la somma di più ore distribuite su più scuole, distanti anche 40 km l’una dall’altra, stanno creando pesanti problemi organizzativi e logistici alle istituzioni scolastiche e ai lavoratori; ad oggi è stato pubblicato solo il primo bollettino delle supplenze docenti da parte dell’USP di Modena quindi non è stato ancora assunto tutto il personale a tempo determinato.
In queste condizioni, i dirigenti scolastici non sono ancora nelle condizioni di procedere all’assegnazione definitiva del personale alle classi e di costruire un’organizzazione stabile dell’attività didattica.
A pagare le conseguenze di questa situazione sono, ancora una volta, le scuole, il personale e soprattutto studentesse e studenti.
In diverse realtà, proprio per la mancanza di personale, si sta valutando o è stata programmata un’apertura ridotta nella prima settimana di lezione. Una scelta che non nasce da esigenze didattiche, ma dalla necessità di fare fronte a organici incompleti e a procedure amministrative che arrivano ancora una volta troppo tardi.
Nel frattempo, le segreterie scolastiche sono impegnate nella predisposizione dei contratti per i nuovi arrivi di personale a tempo determinato e neo-immessi in ruolo, in una corsa contro il tempo.
A monte di questa situazione, occorre denunciare una situazione sempre più preoccupante: un elevato tasso di rinunce e di richieste di rimodulazione/contrazione del proprio orario di lavoro da parte di circa il 20% del personale neo-immesso in ruolo (contratto a tempo indeterminato) o nominato con supplenze annuali (contratti con scadenza al 31 agosto o al 30 giugno del 2027), sia tra i docenti che tra gli ATA (assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici) a causa del caro-affitti.
Un fenomeno esploso su base nazionale e che sta trovando una sua espressione anche nel nostro territorio, lì dove a fronte di stipendi miseri che vanno dai 1100 euro del collaboratore scolastico ai circa 1600 euro (facendo una media) delle diverse tipologie di docenti, diventa impossibile sostenere affitti esorbitanti da 600-800 euro per abitazioni neanche degne di questo nome.
Permane, in generale, una situazione di forte incertezza: si attende ancora la pubblicazione dei beneficiari delle nuove posizioni economiche per il personale ATA, mentre il taglio al personale è talmente impattante che le scuole stanno riorganizzando tempi, orari e modalità di gestione per far fronte all’arrivo degli studenti.
Non va meglio sul piano delle risorse.
A fronte di attività aggiuntive svolte negli anni scolastici 24/25 e 25/26, le spettanze risultano ancora da liquidare.
Alle scuole, dunque, si continuano a chiedere progettualità, innovazione, rendicontazioni e nuovi adempimenti senza garantire contemporaneamente la disponibilità tempestiva delle risorse necessarie, economiche ed umane.
A complicare ulteriormente un quadro già difficile c’è l’avvio della riforma degli istituti tecnici per la scuola secondaria di II grado. Il nuovo ordinamento entra in vigore dall’anno scolastico 2026/2027 per le classi prime. E proprio quando le scuole sono impegnate negli ultimi adempimenti prima dell’apertura, il Ministero trasmette (il 3 settembre!) i primi orientamenti per la progettazione curricolare attinente a questa riforma.
È difficile non chiedersi come sia possibile pretendere dalle scuole una progettazione seria e condivisa quando indicazioni fondamentali arrivano a ridosso dell’inizio delle lezioni, in un momento nel quale dirigenti, docenti e personale ATA sono alle prese con le emergenze dell’organico e dell’organizzazione dell’anno.
A tutto questo si aggiunge una circolare sulle supplenze e sulle sostituzioni estremamente rigida, che limita la possibilità di sostituire il personale assente nei primi dieci giorni. In una scuola già alle prese con organici incompleti, il rischio concreto è che l’assenza di un lavoratore si trasformi immediatamente in un problema organizzativo e di sicurezza.
È un vero e proprio delirio organizzativo, che non può essere nascosto dietro la moltiplicazione di progetti, percorsi e iniziative che rischiano di diventare soltanto uno specchietto per le allodole rispetto ai problemi strutturali della scuola.
La scuola ha bisogno innanzitutto di poter fare scuola: lezioni regolari, classi organizzate, personale sufficiente, condizioni di lavoro dignitose, sicurezza e continuità didattica.
Ad oggi riuscire ad accogliere adeguatamente gli studenti il 15 settembre rischia di diventare un’impresa stoica.
Davanti a questo quadro, sarà necessario focalizzarsi sull’attività didattica ordinaria cercando di arginare il più possibile le criticità.
Il sindacato Flc Cgil continuerà a monitorare con attenzione la situazione nelle scuole e nei territori, affinché l’attività didattica ordinaria possa svolgersi nel rispetto della sicurezza, dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e dei diritti delle studentesse e degli studenti.
La scuola non può continuare ad essere costretta a rincorrere l’emergenza.
Il primo giorno di scuola deve trovare al centro il diritto all’istruzione, la qualità del lavoro e la sicurezza di chi nella scuola studia e lavora.
Eleonora Verde e Giuseppe Morrone sindacato Flc Cgil Modena
Modena, 10/9/2026

