STRANIERI CLANDESTINI SFRUTTATI DA ORGANIZZAZIONI CRIMINALI CHE PARLANO MODENESE

29 Gen 2014

Modena, 23 gennaio 2014

La Cgil di Modena ha recentemente segnalato agli Uffici competenti un paio di gravi situazioni relative a procacciatori organizzati di falsi contratti di lavoro stagionali in agricoltura e pure da un’impresa “editoriale” di Salerno, il cui legale rappresentante risiede nel sassolese, estorcendo 8.000 euro a stranieri clandestini in transito da Modena.
Situazioni pesanti, che vediamo di striscio dai nostri uffici sindacali che ricevono migliaia di cittadini e lavoratori stranieri.
In particolare, vediamo le comunità cinesi o pakistane troppo spesso chiuse in loro stesse, con vincoli di clan o religiosi, impermeabili all’interscambio sociale e culturale, perciò più esposte a ricatti e umiliazioni.
E’ un grosso problema anche per il nostro territorio e non solo a Prato, col dramma dei sette operai “segreti” cinesi bruciati vivi,”sconosciuti” agli organi di controllo, senza contatti col sindacato, ma che vivono e lavorano semi schiavizzati tra di noi.
C’è un cumulo indegno ed organizzato di illegalità lavorativa, fiscale e criminale che emerge anche qui – grazie ad indagini ben fatte – che ripropone la stringente necessità di argini e controlli più mirati.
Anche i dati modenesi lo confermano.
Paradossalmente, in tanti di questi casi, il sottosalario è un problema che viene dopo le situazioni di ricatto e di “tratta organizzata e criminosa” dei permessi di soggiorno.
Lo Sportello Unico per l’immigrazione della Prefettura modenese ha trattato, lo scorso anno, circa 3.000 procedure per l’emersione di lavoro irregolare.
L’ultimo Rapporto 2013 della “Fondazione Caponnetto” si concentra sulle province emiliane -Modena in primis – maggiormente interessate da arresti e denunce a carico della criminalità cinese, che opera nel giro consolidato delle contraffazioni, della mano d’opera e dell’immigrazione clandestina, di reti di piccole imprese operanti nell’indotto del tessile e del commercio, violando ogni norma possibile.

Su questo oscuro “mercato del lavoro clandestino”, guai però pensare che è solamente colpa dei cinesi, pakistani o indiani di Carpi o della Bassa.
La recentissima “operazione Lambrusco” fra Polizia, Inps e Direzione del Lavoro modenesi, con sei arresti ed un giro d’affari di oltre 10 milioni di euro, conferma una rete criminale ben integrata fra pakistani e modenesi, imprenditori agricoli, consulenti e professionisti, esperti telematici, operatori di due importanti Organizzazioni dei Coltivatori.
Un’organizzazione tutta radicata a Modena, per il traffico transnazionale di quasi un migliaio di immigrati clandestini e finti lavoratori. Un import-export umano con “tariffe regolari” di 15.000 euro a testa, di cui 3.000 nelle tasche dei coltivatori collusi e che ringraziavano col dialetto schietto della Bassa!
Il Sindacato vede più da vicino questa realtà ed anche per questo, la Flai-Cgil del settore agroindustria, ha presentato il mese scorso una proposta di legge per il controllo pubblico del mercato del lavoro in agricoltura.
Anche gli inquirenti modenesi sanno bene che dietro alle clamorose inchieste, c’è una realtà più ampia e radicata.
Così va letto l’impegno pubblico e gravoso del Questore di Modena che promette un “programma di controlli cadenzati, all’incirca ogni 15 giorni, nelle imprese maggiormente sospette”.

Ciò è quanto emerge nel “visibile”delle recenti inchieste. Ancor più estesa e preoccupante è però la fanghiglia sommersa su cui, con risorse investigative inadeguate e scarsa collaborazione da parte dei modenesi che sanno, pare si stia faticosamente indagando.
Più di quanto si possa immaginare, una serie di filoni riguardanti piccole imprese “cantiere” che fabbricano, ognuna, decine di contratti di lavoro falsi, avviamenti al lavoro fasulli, finte buste paga e falsi contratti di alloggio – con evidente complicità di professionisti – per alimentare un traffico d’oro di falsi permessi di soggiorno.
Casi record di coltivatori nostrani che con tanto finto lavoro, assicurano al “circuito” illegale 50-60 contratti a carico della loro aziendina, incassando sui 3.000 euro cadauno!
Reati per associazione a delinquere veri e propri, al netto di eventuali aggravanti malavitose.
Ciò fa riflettere, tra l’altro, sull’inutile e dannosa legge Bossi-Fini che, mentre ha prodotto decine di migliaia di clandestini utili così al giro di chi li spreme in forma organizzata, nulla ha previsto per imbrigliare questo traffico e le imprese che ci lucrano ed umiliano la nostra economia e società.
Le risorse investigative, lo vediamo come sindacato, anche a Modena sono insufficienti. Lavorano bene ma sono in pochi, a fronte della piaga crescente di una criminalità che succhia il mercato dei clandestini.
Sono in pochi e per di più divisi per ognuna delle forze di polizia.
Anche i principali sindacati di polizia convengono che, almeno a parità delle attuali risorse disponibili, meglio e di più si potrebbe fare.
Allora una proposta concreta, su questo specifico filone, è fattibile ed urgente: è più che matura la necessità di costituire a Modena un “pool investigativo” interforze, capace di coordinare e mettere in rete le potenzialità dei tre Corpi di polizia e la preziosa articolazione territoriale delle Polizie Municipali.

Franco Zavatti, Cgil Modena-coordinatore legalità e sicurezza Cgil regionale

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