“DL FARE” SU LAVORO. CGIL CISL UIL SCRIVONO A ERRANI IN QUALITA’ DI PRESIDENTE DELLA CONFERENZA DELLE REGIONI.“Faccia pressione per evitare che si diminuiscano le tutele sulla salute e sicurezza sul lavoro”

28 Giu 2013 salute sicurezza,

Bologna, 28 giugno 2013

CGIL-CISL-UIL dell’Emilia Romagna hanno scritto a Errani chiedendo alla Conferenza delle Regioni un intervento immediato per evitare che gli articoli sulla sburocratizzazione della salute e sicurezza sul lavoro introdotti dal cosiddetto decreto legge del “FARE” (d.l. 69/13) conducano ad una diminuzione delle tutele a favore dei lavoratori e delle lavoratrici. “ Il sindacato confederale – hanno scritto CGIL-CISL-UIL – condivide la necessità di semplificare gli adempimenti formali in materia di lavoro”, purché ciò avvenga senza compromettere le tutele dei lavoratori e mortificare le competenze delle Regioni.

In particolare le organizzazioni sindacali confederali regionali puntano l’indice contro la sostanziale esclusione dagli obblighi di legge delle “aziende a basso rischio”, categoria che il decreto omette di identificare, rimandando il tutto ad un futuribile decreto ministeriale.

Così come è grave l’aver  eliminato l’obbligo della comunicazione all’autorità giudiziaria di infortuni gravi

Tali modifiche, secondo  CGIL-CISL-UIL dell’Emilia Romagna,  vanno a vanificare strumenti di prevenzione e tutela fondamentali dando, ad esempio, alle “aziende a basso rischio” la possibilità di semplice attestazione dell’avvenuta valutazione dei rischi, rimettendo così in discussione l’obbligo di comprendere a quali pericoli sono esposti i lavoratori per fare prevenzione.

Norme che, inoltre, introducono modelli semplificati per la redazione degli strumenti che costituiscono le piattaforme attraverso le quali organizzare la salute e sicurezza nei cantieri edili e indeboliscono la corresponsabilità relativa alla salute e sicurezza sul lavoro nella filiera degli appalti.

Senza contare, concludono CGIL-CISL-UIL, che la “categoria generale del “basso rischio” dovrebbe essere costruita tenendo conto unicamente degli infortuni sul lavoro e non anche delle malattie professionali rilevate”, se così fosse potrebbe crearsi “il paradosso di un’azienda in cui si siano verificati infortuni gravi o mortali inserita nella categoria generale del “basso rischio”.

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