“RATING DI LEGALITA’ ” PER LE IMPRESE IN PIENA REGOLA. NONOSTANTE I POSSIBILI VANTAGGI L’ELENCO E’ MOLTO MAGRO. ANCHE IN EMILIA ROMAGNA

08 Giu 2017 appalti, edilizia, legalità, rating di legalità, stazioni appaltanti pubbliche,

Modena, 8 giugno 2017
Già abbiamo rilevato le scarsissime adesioni delle nostre aziende locali all’Elenco di Merito delle imprese emiliano- romagnole dei settori edilizia e costruzioni.
Il dubbio del legalitario ottimista è che le aziende, anzichè il marchio di legalità regionale, preferirebbero i vantaggi del “bollino” nazionale delle imprese accolte nel “Rating di Legalità” istituito dall’Autorità Nazionale Garante della buona concorrenza in economia.
Nella versione nazionale – e sanciti da legge dello Stato – alle imprese di tutti i settori produttivi che volontariamente aderiscono al Rating, sono riconosciuti vantaggi economici “premiali” concreti e significativi e non solo di “immagine e trasparenza” che,in ogni caso,non guasterebbe :
– Le pubbliche amministrazioni sono/sarebbero tenute a riconoscere alle ditte iscritte un “punteggio aggiuntivo” nei casi di “emanazione di bandi o concessione di finanziamenti” e/o contributi pubblici.
Ma soprattutto :
– Gli istituti di credito/banche tengano conto del Rating, riducendo i tempi e gli oneri per richieste di finanziamenti da quelle imprese.
– Il nuovo Codice Appalti pubblici, introduce il “Rating come criterio premiale” nella valutazione delle offerte di gara.

Ovviamente, l’accesso alle “stellette” del rating è gratuito e senza carte bollate, richiede alle imprese di essere esenti da precedenti penali o tributari; nessuna condanna per illeciti antitrust; di effettuare i pagamenti aziendali del tutto tracciabili; estraneità a casi di corruzione; il pieno e regolare rispetto degli obblighi salariali, contributivi e fiscali per i propri lavoratori; rispetto delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Per i reati di mafie, oltre a nessuna condanna, nessun avvio di azione penale.
Burocrazia aggiuntiva sul carico delle imprese? Non pare proprio!
Piuttosto,evidenti stimoli ed incentivi concreti – certamente migliorabili – alla caratterizzazione dei modelli di impresa trasparenti, legalmente affidabili, rispettosi dei regolari contratti sindacali di lavoro e della leale concorrenza.
Buone ragioni per convincere le imprese ad aderire ? Ai loro consulenti per argomentare in tal senso? Alle grandi associazioni,da Confindustria a tutte le altre,che rappresentano l’imprenditoria?
Ottime ragioni per portare le Stazioni appaltanti pubbliche dei tanti lavori, servizi e forniture ad introdurre nei bandi queste “ovvie” e legittime spinte per le buone ditte che si aggiudicheranno lavori con risorse pubbliche?
Ma…è il caso di una buona legge, da tutti applaudita e poi lasciata lì !

Ad oggi,dopo 5 anni dall’avvio, il bilancio delle adesioni è deludente e sconcertante.
A livello nazionale in primis.
Solamente 2.690 imprese – delle centinaia di migliaia attive in tutti i settori – sono accolte e registrate ; 161 i casi respinti ; 10 le revoche, tra cui Cpl Concordia e Inci di FE.

La nostra Emilia Romagna rimane la 1° regione in classifica…ma col bicchiere mezzo pieno…e in calo!
A fine maggio dell’anno scorso in regione erano 297 le imprese col “bollino” del Rating…l’ultimo dato di fine maggio 2017,dice che sono addirittura scese a n° 268.
BO da 54 a 48 ; MO da 50 a 34 ; PR da 46 a 36 ; RE da 40 a 35 ; FO da 25 a 23 ; RN da 19 a 26 ( unica che cresce) ; e poi FE a 13 ; PC a 10 ; RA a 24 e Cesena a 19.

Nell’ordine, prevalentemente S.r.l. poi S.p.a. ed aziende cooperative.
Originale eccezione il dato modenese con in primis N° 14 imprese coop sociali, caseifici, agricole, cantine e vini, edile.

Il bacino potenziale in regione,sappiamo bene che sarebbe abitato da tante decine di migliaia di imprese. Insomma,le nostre tante imprese attive, le loro Associazioni di rappresentanza e pure i bandi degli appalti, non corrono per accreditare meglio le modalità legali d’impresa.
Tutte le nostre strutture istituzionali ed organizzazioni sociali ed economico-produttive dei nostri territori dovranno pertanto – con urgenza e concretezza – ben riflettere sul come recuperare.
Dalle parole dei convegni,ai fatti ed azioni su legalità, sviluppo reale e buon lavoro.
Riempire così il senso dell’essere Parti Civili al maxi processo e rimuovere/rinforzare, un passo dopo l’altro, i cosidetti anticorpi alla economia illegale.
Franco Zavatti, responsabile legalità e sicurezza Cgil Emilia Romagna

 

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