LA CAMERA DEL LAVORO DI MODENA COMPIE 125 ANNI

18 Mag 2026 23 maggio, cgil, cgil informa, modena,

Con la fondazione della Camera del Lavoro si va nella direzione di unificare le varie federazioni ed associazioni già esistenti sul territorio nel mondo del lavoro agricolo e operaio. Aderiscono infatti 59 associazioni tra leghe di resistenza, mutue e cooperative, con finalità di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro e sostegno ai disoccupati per trovare loro una nuova occupazione. Un organismo prettamente economico, senza caratterizzazione politica evidente, necessaria per ottenere i sussidi dell’Amministrazione comunale, anche se di fatto di orientamento socialista.

Il percorso per giungere ad un’unica organizzazione camerale provinciale sarà molto accidentato, perché il mondo del lavoro agli inizi del Novecento presenta una realtà frastagliata, con profonde divisioni. Le prime tensioni sono con la Federazione delle leghe bracciantili di Mirandola poi, dopo un breve periodo unitario, nel 1906 sono presenti in provincia ben tre Camere del Lavoro (Modena, Carpi, Mirandola), e a metà del 1909 sono attive nella provincia di Modena ben cinque Camere del Lavoro in concorrenza tra loro, a cui si aggiunge, nel novembre dello stesso anno, anche l’Ufficio del lavoro cattolico.

Le divisioni influenzano negativamente le lotte del mondo del lavoro negli anni precedenti il conflitto mondiale, tanto che rimane sempre presente il problema dell’unità sindacale: il tentativo di giungere ad un’unica Camera del lavoro provinciale nel 1913 fallisce, e nascono due Camere del lavoro, quella Unitaria di orientamento socialista e quella Sindacalista di orientamento sindacalista rivoluzionario e anarchico.

Le due Camere del lavoro vivranno un breve momento di collaborazione e unità soprattutto subito dopo la fine della prima guerra mondiale, ma saranno fortemente attaccate e colpite dall’avvento, prima, e dall’instaurazione, poi, della dittatura fascista (il 5 agosto 1922 i fascisti danno alle fiamme la Camera del lavoro di Modena). Tra il 1925 ed il 1926 il regime fascista dichiara fuori legge i sindacati esercitando crescenti persecuzioni che porteranno la Confederazione Generale del Lavoro (CGdL) a decidere ufficialmente il proprio scioglimento e costringendo molti sindacalisti all’esilio o alla clandestinità.
Dopo il periodo clandestino, segnato comunque da numerose lotte di lavoratori, nel corso della Resistenza si pone la necessità di dare vita ad un sindacato unitario sulla base del Patto di Roma del giugno 1944, che sancisce la nascita della CGIL unendo le correnti sindacali socialiste, comuniste e democristiane e costituendo l’unità sindacale italiana dopo vent’anni di corporativismo fascista.

Il sindacato unitario a Modena vede il coinvolgimento anche di azionisti e anarchici per evitare la nascita di due organizzazioni sindacali. La Camera confederale del lavoro di Modena viene costituita il 16 aprile 1945, una settimana prima della Liberazione di Modena, ed assume un ruolo decisivo nella ricostruzione della provincia e nella tutela dei diritti dei lavoratori. Purtroppo le tensioni politiche e il clima della cosiddetta “guerra fredda” portano a nuove divisioni in ambito sindacale con la nascita della Cisl e della Uil. Bisognerà aspettare gli anni ’60 per vedere una ripresa dell’unità sindacale.

In ogni caso, a Modena, la Camera del Lavoro ha sempre mantenuto un forte radicamento nel mondo del lavoro ed è sempre stata la principale organizzazione sindacale della provincia, come testimoniato anche in questi anni di profonde trasformazioni del mondo del lavoro e dell’economia modenese.


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